Nella puntata del 15 giugno delle ore 10 nella trasmissione TRA I BANCHI DI SCUOLA il prof. Giovanni Fighera parlerà degli Esami di Stato, affronterà in particolare la prima prova scritta di Italiano, farà una sua previsione sulle ipotetiche tracce dell’Esame,  mostrerà esempi di simulazioni offerte dal Ministero e darà gli ultimi suggerimenti e consigli per arrivare pronti alla prova del 19 giugno e per affrontarla al meglio.

Ecco allora dei semplici suggerimenti tanto ovvi quanto troppo poco rispettati dagli studenti che sono presi dall’ansia di scrivere, non appena abbiano rotto l’indugio e scelto la traccia da svolgere. Un’ora sulle sei concesse deve essere dedicata alle fasi dell’inventio e della dispositio. Nel tempo ben utilizzato in queste due fasi si giocano la reale efficacia, l’originalità e la creatività dell’alunno scrittore. Il ragazzo non deve scrivere di getto, pensando alla totale spontaneità della scrittura.

Il testo scritto è un risultato tecnico che deriva da un lavoro, da una riflessione, da una progettazione per la quale sono assegnate sei ore. Per la fase della scrittura dell’articolo, del saggio o del tema potrebbero bastare anche solo tre o quattro ore: ma occorre un’ora per impostare il lavoro, un’altra è indispensabile per la rilettura e la rifinitura.

Spesso, si vedono ragazzi che, presi dal desiderio di riempire le pagine bianche, iniziano a scrivere e dopo tre o quattro ore hanno già terminato l’elaborato. A quel punto il tempo rimanente non servirà più a nulla, perché, quando il progetto è stato realizzato, le modifiche che gli si possono apportare sono di lieve entità.

Per questo ricordiamoci il valore delle prime due fasi propedeutiche alla stesura del testo. L’inventio insegna a recuperare gli esempi, le immagini, le storie, le prove più convincenti per sostenere una determinata tesi o per argomentare una questione posta. Scelta la traccia, lo studente scriverà sul foglio di brutta tutte le informazioni, citazioni, gli esempi che gli potrebbero servire per rendere avvincente il testo.

Poi segue la fase dello stesura dello schema, dagli antichi latini chiamata dispositio. Lo studente strutturerà il discorso in modo che sia persuasivo. Così, il tema o il saggio si comporrà di un esordio, di una narrazione, di un’argomentazione della tesi propria e della confutazione dell’altrui, infine di una conclusione o perorazione.

Solo dopo queste prime due fasi preliminari, lo studente deve accingersi a scrivere perseguendo le virtù dell’espressione, dalla correttezza (puritas) alla chiarezza espositiva (perspicuitas) alla bellezza del dettato (ornatus) attraverso l’uso delle figure retoriche, l’eleganza lessicale (elegantia), il ritmo e la fluidità del discorso adeguato (cursus). Terminata la fase della scrittura, lo studente dovrà dedicarsi al labor limae ovvero la rifinitura.

I PARAMETRI DI VALUTAZIONE DELLA COMMISSIONE

La valutazione della prova scritta deve avvenire a partire da alcuni parametri. Alcuni sono relativi ai contenuti: ricchezza degli stessi, rielaborazione, pertinenza. Altri riguardano, invece, la forma: correttezza ortografica e sintattica, fluidità espressiva e precisione lessicale.

Suggerisco agli studenti di tener conto di un fatto, di solito poco sottolineato: la correzione del tema avviene in forma collegiale, ciò significa che il tema viene letto ad alta voce. Consiglio, quindi, di curare la calligrafia, di scrivere frasi preferibilmente brevi e che tengano conto che è una scrittura predisposta alla declamazione più che alla lettura cerebrale e silenziosa.

COME ARRIVARE ALLA PROVA

Ora diamo un ultimo suggerimento a tutti gli studenti: non arrivate stanchi, angosciati e stressati al primo giorno degli Esami. Non studiate fino a tardi il giorno prima, dedicate uno spazio alla concentrazione e al riposo. Se avete studiato, quanto sapete riemergerà. Se avete studiato poco, converrà comunque essere freschi il giorno delle prove.

Durante la prova porta con te cibi energetici, ma non pesanti da digerire.

QUALE POTREBBE ESSERE LA PROPOSTA PER LA TIPOLOGIA A?

Non credo alle previsioni che vengono offerte di tracce dell’esame di Stato sulla base di presunte fughe di notizie, perché non si sono mai avverate. In secondo luogo, non ritengo che la preparazione dell’ultimo minuto su un ipotetico autore prescelto per la tipologia A possa permettere di affrontare bene l’analisi di testo.

Mi spiegherò meglio. In tutti questi anni chi ha redatto le prove ha sempre fornito una brevissima presentazione dello scrittore (poche righe), corredata da domande che richiedevano una comprensione del testo e una capacità di analisi a prescindere da una precedente conoscenza della poesia o del passo in prosa.

Le stesse domande di approfondimento e di inquadramento dell’autore hanno spesso offerto la doppia opzione di approfondire poetica o testi dello scrittore oppure di argomentare una tematica attraverso un percorso di autori che l’abbiano affrontata. Quindi, è davvero importante la conoscenza di un autore per sostenere la prova così come viene preparata dal ministero?

Le tradizionali norme di retorica direbbero di sì. Chi non ricorda il detto che risale a Catone il Censore Rem tene verba sequentur ovvero «possiedi gli argomenti, le parole verranno di conseguenza»? Se un ragazzo o un adulto dovesse scrivere un articolo di giornale o un tema su un poeta dovrebbe senza dubbio conoscere bene l’autore. Qui, però, si tratta di rispondere ad alcune domande su un testo che è fornito.

Quando nel 2010 è stata proposta la «Prefazione» di La ricerca delle radici. Antologia personale, gli studenti, nel migliore dei casi, conoscevano dell’autore soltanto l’opera Se questo è un uomo. Eppure avevano tutte le possibilità di affrontare bene la prova. L’approfondimento era relativo alla ricostruzione da parte dello studente di una biblioteca personale costituita da quelle opere che erano state fondamentali nella formazione e nella crescita.

Per quanto riguarda l’analisi di testo in quindici anni la selezione degli autori prescelti è stata davvero ridotta, indice di poca fantasia e di una sottovalutazione del patrimonio letterario del Novecento italiano. Ecco i numeri. Sono stati proposti: tre volte Ungaretti, tre volte Montale, due volte il Paradiso, una volta Saba, Pavese, Quasimodo, Pirandello, Primo Levi, Svevo, Magris, Eco, Caproni.

Anche per i non addetti ai lavori emergono alcune considerazioni: la selezione è soltanto sul Novecento (escluso il secondo Ottocento che viene studiato in tutte le scuole in quinta; chi insegna sa, in realtà, che quasi tutti i docenti partono nell’ultimo anno ancora da Leopardi o Manzoni, raramente da Verga), vi sono dei grandi esclusi del secolo (Pascoli e D’Annunzio su tutti) e la letteratura italiana del Novecento appare ridotta, povera e scarna.

Perché non ricordare agli studenti che abbiamo tanti scrittori importanti, solo per annoverare qualcuno: Guido Gozzano, Ada Negri, Dino Buzzati, Federico Tozzi, Angelo Gatti, Giuseppe Tomasi de Lampedusa, Giovannino Guareschi, Pier Paolo Pasolini, Clemente Rebora, Carlo Emilio Gadda, Carlo Betocchi, Giovanni Testori, Mario Luzi, Alda Merini, Andrea Zanzotto e Grazia Deledda (quest’anno ricorre il centenario della pubblicazione di Canne al vento).

Nel 2012 è stato proposto per l’ennesima volta Eugenio Montale, forse il più grande poeta italiano del Novecento, ma mi è sembrato eccessivo proporlo per ben tre volte: «La casa sul mare» nel 2004, «Ripenso il tuo sorriso» nel 2008, il brano «Ammazzare il tempo» da Auto da fè nel 2012.

Penso che quest’anno sia impossibile che venga proposto per l’ennesima volta. Ciò nonostante come esercitazione sarebbe interessante la poesia «Piove», una parodia de «La pioggia nel pineto» di D’Annunzio.

Anche Giuseppe Ungaretti è stato scelto per ben tre volte: nel 1999 la poesia «I fiumi», nel 2006 «L’isola», nel 2011 «Lucca».

Anche in questo caso mi sorprenderebbe la riproposta del poeta (come scrive l’Ansa), sarebbe la quarta volta in quindici anni. Nonostante lo consideri un grande poeta, sarebbe un segno negativo l’insistenza sempre sui soliti della triade, come se nel Novecento italiano non ci fossero altri meritevoli scrittori (tra l’altro gli studenti si sono cimentati con Ungaretti solo due anni fa).

Veniamo invece ai nomi plausibili secondo il criterio di chi sceglie le tracce. Solo una volta, invece, e per di più nel lontano 2000, è stata scelta una poesia di Saba, «La ritirata in piazza Aldrovandi a Bologna».

Considerati la tendenza a ripetere i grandi della triade «Ungaretti, Saba, Montale» (tre volte Ungaretti e tre volte Montale) e il fatto che Saba sia stato proposto una sola volta, potrebbe essere ripresentato dopo tanti anni un componimento dell’autore triestino.

Una bella esercitazione di quello che è il cantore dell’ordinario (parla anche del portiere di una squadra di calcio, della balia, della sua città, della figlia Linuccia, …) sarebbe la lettura della poesia «A mia moglie», in dissonanza con tutta la tradizione cortese occidentale che ha esaltato i rapporti adulterini extra coniugali o le relazioni irraggiungibili.

Ungaretti, Montale, Saba, Primo Levi, Quasimodo, Pavese e altri sono stati proposti per l’analisi di testo, d’Annunzio mai. Perché Saba sì, d’Annunzio no? Non certo ragioni artistiche possono motivare questa illustre esclusione, casomai motivazioni moralistiche o ideologiche. Per caso, il peso di Saba nella nostra storia letteraria e della cultura può essere paragonato a quello di d’Annunzio?

QUEST’ANNO IL MINISTERO HA COMUNICATO CHE VERRANNO PROPOSTI AUTORI IMPORTANTI E STUDIATI A SCUOLA. SARANNO PROPSOTE DUE TRACCE PER L’ANALISI DI TESTO, DIFFERENTI PER GENERE (AD ESEMPIO UNO IN POESIA E L’ALTRO IN PROSA) O DAL PUNTO DI VISTA CRONOLOGICO (ad esempio un autore di fine ottocento o di inizio novecento e l’altro di metà o fine Novecento). IL MINISTERO HA ANCHE COMUNICATO CHE GLI AUTORI PROPOSTI SARANNO DALL’UNIFICAZIONE ITALIANA A FINE NOVECENTO (IN PRATICA DA VERGA IN POI)

ERRORI PIÙ COMUNI DA EVITARE

  1. accenti sui monosillabi (sto, sta, do, fra, tra, fa, me senza accento; per quanto riguarda li, si, la, si, se, … dipende dalla funzione che svolgono, ovvero se come congiunzione, sé come pronome, ….);
  2. i polisillabi tronchi sono accentati sull’ultima sillaba (ventitré, carità);
  3. non ripetere il complemento oggetto (il libro l’ho letto) o altri complementi (di torta ne ho mangiata);
  4. attento all’apostrofo (non si va a capo con l’apostrofo, si pone l’apostrofo tra un’amica, …);
  5. attento all’uso del congiuntivo (dopo i verbi che indicano pensare, credere, dubbio, nelle interrogative indirette e nelle dubitative): penso che sia…, non so se sia meglio, ….;
  6. uso del gerundio: leggendo il libro il protagonista appare (se si legge il libro il protagonista …);
  7. attento all’uso della punteggiatura (non si separa il soggetto dal verbo con la virgola, …);
  8. periodi brevi. Usa spesso il punto fermo, evita il punto e virgola;
  9. attento ai plurali in –cia e –gia;
  10. attento alla scrittura dei numeri (in lettera), ai numerali e ordinali;
  11. maiuscola (nomi propri, dopo il punto fermo, …); popoli in maiuscolo, secoli in maiuscolo, anni Sessanta, …;
  12. attento all’inserimento delle citazioni;
  13. opere integrali sottolineate, poesie, citazioni, titoli di giornale tra virgolette;
  14. evita il verbo “fare” e il sostantivo “cosa”;
  15.  precisione lessicale (termini precisi e non ripetitivi (non prezzo basso, ma irrisorio);
  16. dividi in paragrafi il tema (punto fermo e a capo);
  17. scrivi con una grafia chiara, che si possa leggere bene e declamare ad alta voce.

 CONSIGLI DI STILE

  1. Cerca la chiarezza nella comunicazione;
  2. evita le frasi retoriche, colloquiali, le definizioni del dizionario;
  3. non esagerare con le frasi nominali;
  4. evita coppie di sostantivi o aggettivi inutili e quasi sinonimiche;
  5. cerca la precisione, non essere generico.

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