Chiara un giorno muore, per colpa di Marco. Il «magone infinito» del ragazzo viene ben presto sepolto, dalla «scarsa memoria», da una becera amnesia. Che cosa era la vita con Chiara? Attesa, attesa che lei arrivasse. E ora chi più attende Marco? Che cosa Marco attende? Marco è come i vecchi, «i vecchi hanno/ il terrore di non aspettare più/ che nessuno vada loro incontro». La giovinezza è, invece, l’attesa del cuore. Un sogno in cui gli appare Chiara riaccende in Marco la memoria, lo risveglia. «Qualcosa si è rotto», «le cose ora ci sono,/ […] suo padre lo sta aspettando». La vita c’è, la realtà è una sorpresa. Da qui si può ripartire. Nella poesia, a detta di Luzi, si esprime l’anima profonda del poeta. Per questo la creazione poetica non può essere ridotta ad un aspetto parziale dell’uomo (politica, visione ideologica, ecc.). E l’uomo è per sua natura essenzialmente homo religiosus. (pubblicato su “Studi cattolici luglio-agosto 2012)

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