altForse proprio l’eliminazione della vita ultraterrena nella cultura contemporanea è la ragione per cui nell’epoca moderna si sono moltiplicate le rivelazioni private relative all’aldilà. Alcuni santi hanno addirittura raccontato di essere stati nell’Oltremondo col corpo.

Una di questi è s. Teresa d’Avila (1515-1582). Nel Libro della vita scrive:

Un giorno, mentre mi trovavo in orazione, mi parve tutto a un tratto, non so come, di trovarmi anima e corpo nell’inferno. Capii che il signore voleva che vedessi il luogo che i demoni mi avevano preparato laggiù e che io avevo meritato con i miei peccati. La visione non durò più di un attimo, ma se anche vivessi moltissimi anni credo che mi sarebbe impossibile dimenticarla. L’ingresso mi pareva simile a un vicolo molto lungo e stretto, una specie di forno assai basso, scuro e angusto. Il pavimento era come una sudicia fanghiglia di odore pestilenziale, tutta brulicante di rettili schifosi, In fondo c’era una buca scavata dentro il muro, una specie di nicchia dove mi parve di venire rinchiusa stretta stretta. Quanto avevo visto prima era assai piacevole in paragone di ciò che provai lì dentro, sebbene anche ciò che ho detto or ora non renda assolutamente l’idea. Quello che soffrii allora, poi, mi sembra che non si possa né descrivere né intendere neppure alla lontana. Sentivo un fuoco nell’anima, che mi è impossibile rendere a parole. Quanto ai dolori fisici, ne ho patiti di gravissimi nella mia vita, […] ma tutti insieme sono meno che nulla in confronto con quel che soffersi in quel punto, tanto più pensando che sarebbero stati senza fine […]. Eppure tutto ciò non è nulla in paragone all’agonia dell’anima, che è un’angoscia, un’oppressione, una tristezza così acuta e una così disperata e straziante desolazione che non so proprio come descriverla. Dire che sembra di morire in continuazione è dir poco: perché nell’agonia mortale pare che sia un altro a strapparci la vita, mentre qui è l’anima che si sbrana da sé. […] Mi sentivo come ardere e stritolare, e il peggio posso ben dire che fosse quel fuoco e quella disperazione interni. Chiusa in quel luogo orrendo senza la minima speranza di un qualche sollievo, non potevo né sedermi né distendermi, perché, rinserrata in quel buco, le pareti circostanti, orribili a vedersi, mi stringevano da tutte le parti, togliendomi il respiro. Non c’è alcuna luce, tutto è immerso nelle più fitte tenebre.

 

 

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