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di DOMENICO BONVEGNA

Dopo qualche settimana di pausa riprendo a scrivere, sempre consapevole di essere uno scrittore dilettante e che probabilmente i miei eventuali lettori non aspettano il mio contributo per essere informati, tanto meno formati. Ho appena finito di leggere un agile volumetto scritto molto bene dal giornalista Emilio Casalini, “Fondata sulla bellezza. Come far conoscere l’Italia a partire dalla sua vera ricchezza”, pubblicato da Sperling & Kupfer. Da quando ho letto il bellissimo testo di Giovanni Fighera, “La bellezza salverà il mondo”, edito da Ares, mi sono convinto che attraverso l’arte, la storia e la cultura potremmo forse salvare anche il nostro Paese. Anche perchè riscoprendo la bellezza del nostro patrimonio artistico, che rispecchia quasi totalmente il cristianesimo, forse potremmo arrivare a riscoprire anche la nostra identità cristiana, visto che “non possiamo non dirci cristiani”, come scriveva Benedetto Croce.

Anche Casalini, giornalista di Report, parte da questa idea e cerca di convincere il lettore che in Italia, nonostante la crisi, si potrebbe vivere di turismo, sfruttando per bene il nostro grande patrimonio artistico, culturale e storico che possediamo.“Potremmo vivere della bellezza che abbiamo”, afferma Casalini, per convincerci ha studiato il problema, leggendo montagne di documenti, parlando con esperti, analizzando le criticità e proponendo delle soluzioni.

Ne è nato un testo, che io ho trovato nella solita libreria dei navigli milanesi, che affronta questo mare magnum in ottica trasversale, cercando di unire non in un calderone, ma in una fascina, i vari elementi critici: dal sistema di accoglienza alla governance, dal rapporto con i cinesi ai passaggi pedonali di Roma, musei, segnaletiche stradali in giro per l’Italia, comunicazione digitale.
Il testo di Casalini pone domande e tante questioni, la più importante è quella quando auspica una nuova identità, fondata sulla bellezza. Al punto cheparadossalmente sogna sul passaporto italiano come “segni particolari”, una sola parola: bellezza.Ogni popolo ha la sua identità, noi no.“Gli italiani e l’Italia viaggiano su due binari paralleli: la nostra realtà sembra dissociata dalla nostra terra e dalla nostra storia”. Casalini auspica un cambio di passo, una rivoluzione, che dovrebbe coinvolgere tutti, in una visione condivisa,“in un progetto finalizzato anche alla creazione di una propria identità di popolo, un’identità di cui essere fieri e che ci renda riconoscibili nel contesto internazionale”. E’ un percorso aperto, da condividere. Lungo e complesso.

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