Risultati immagini per felicità ricercaChe cosa cercano i giovani al sabato sera, quando passano da un locale all’altro, quando si «sballano» tra alcol, droga e musica assordante? Forse non saprebbero rispondere in maniera precisa, forse non saprebbero rispondere a questa domanda neanche quegli adulti che li censurano senza chiedersi che cosa stia al fondo di quel comportamento. 

Durante un’ora di lezione, ad inizio anno, ho chiesto ai ragazzi quali fossero le loro aspettative sulla vita, i desideri più profondi nelle loro giornate. Le risposte furono le solite: laurea, carriera, lavoro, ragazza. Allora chiesi loro se non fosse più bello desiderare di essere felice, bramare la felicità sempre e ovunque, rispettando tutta l’ampiezza del loro desiderio.

Quando mi capita di chiedere agli studenti: «Perché ci si alza al mattino? Qual è la cosa per voi più importante della vita? Qual è la cosa che desiderate di più, il fuoco che arde quando vi muovete nelle vostre tante attività?», raramente mi accade di sentir nominare la parola «felicità». È un termine censurato, innominabile. I giovani, a diciotto anni, non possono già aver rinunciato alla ricerca della felicità. Spesso, però, i loro discorsi rivelano come la domanda sia già stata rimpiazzata da risposte recuperate dal mondo degli adulti, in cui raramente si discute della felicità. Anzi, spesso sono gli stessi adulti che mettono subito a tacere le domande dei figli, come se fossero inopportune e adolescenziali.

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