Uno sguardo più attento sulla realtà ci porta a cogliere alcuni segni della complessità della natura umana e della falsità di questa divisione tra buoni e cattivi. Nel film, ad esempio, il bandito è alla ricerca di due occhi verdi che l’hanno colpito anni addietro a san Francisco. Ha letto la Bibbia e conosce a memoria alcuni proverbi (“è il Signore a pesare i cuori…”). Ha scoperto la Bibbia in tre giorni da piccolo, poi sua madre non tornò più. Quando viene imprigionato e insultato, replica: “Anche i bastardi amano le madri”. Inoltre: “Quando hai fatto una buona azione una volta finirai per farla sempre”. Un appartenente al gruppo di chi deve portare in carcere il bandito ha ucciso anche lui molti uomini e, nel contempo, il figlio del buono è affascinato dal cattivo. Bernanos scrive correttamente: “Ciascuno di noi conserva sempre la possibilità di amare. L’Inferno è non amare più”. Si può sempre scommettere sulla possibilità di bene dell’altro. Durante l’intera storia il cattivo è richiamato alla sua possibilità di bene e si sente dire: “Voi non siete come gli altri”. Lasciamo alla visione del film la sorpresa delle scelte che il cattivo opererà.

 

La scelta per il bene deriva da un amore. Il padre di famiglia, una volta ferito, di fronte al bandito esclama: “Io non sono cocciuto. Non sono un eroe. L’ho fatto per qualcuno a cui voglio bene”. Sta dicendo al bandito che lui non è un buono: “Mio figlio ha preso la piccola parte buona che c’è in me”. Il figlio, il padre e il bandito faranno emergere la parte buona. Non esistono buoni e cattivi a priori. Il bene è una scelta, un amore, una preferenza.

Come si impara, allora? Il figlio alla fine non ammazza il cattivo, ha imparato dal padre, l’unico fedele al suo compito. Il bandito, colpito dalla grandezza/umanità dell’altro, deciderà di andare in prigione, anche se avrebbe potuto scappare.

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