maturità 2013Maturità 2013. Prosegue il viaggio di tempi.it in preparazione dell’Esame di Stato. Dopo Giovanni Pascoli, Gabriele D’AnnunzioLuigi Pirandello, Italo SvevoGiuseppe Ungaretti, Eugenio Montale e Umberto Saba, oggi parliamo di Salvatore Quasimodo. Del Premio Nobel nel 2002 all’Esame di Stato è stata proposta l’analisi della poesia «Uomo del mio tempo».
 
 

 

 

La vita

Nativo di Modica nel ragusano, Salvatore Quasimodo (1901-1968) rappresenta un poeta atipico. Se il suo percorso scolastico è di natura tecnica, la sua formazione umanistica da autodidatta sarà tale che il poeta conseguirà una cultura classica di grande respiro e sarà in grado di tradurre i lirici greci con grande perizia e sensibilità linguistica e ancor giovane, nel 1929, entrerà negli ambienti letterari fiorentini. È senz’altro bene ricordare che a questo accesso, forse, non poco gli giova la parentela con Elio Vittorini di cui diventa cognato. La sua traduzione Lirici greci (1940) ottiene, poi, un notevole successo che gli permetterà di essere nominato professore di Letteratura italiana al conservatorio di Milano (1941). Ai primi riconoscimenti segue il conseguimento del premio Nobel nel 1959 che susciterà molto scalpore. Poco nota è la querelle al riguardo che Ungaretti apre a distanza con Quasimodo definendolo «un pappagallo e un pagliaccio» (così in una lettera all’amico francese Jean Lescure presente nel carteggio pubblicato dall’editore Olschki). Ungaretti mette in dubbio anche i meriti politici e civili di Quasimodo, presentato dalla comunità intellettuale come chiaro letterato antifascista, quando, invece, aveva per tanti anni collaborato a riviste fasciste e aveva addirittura scritto un inno ai martiri fascisti nel 1933 («Coro di morti della rivoluzione»), mentre le sue poesie sulla Resistenza sono state composte finita la guerra, quando era di moda cantare l’antifascismo e la Resistenza. Insomma, Ungaretti mette in dubbio l’onestà della posizione culturale e politica di Quasimodo sottolineando l’opportunismo e addirittura i maneggi con la giuria. Non ci interessa qui riaprire una polemica sul Premio Nobel per la letteratura o sull’assegnazione tanto contestata a Quasimodo. Giova, però, senz’altro sottolineare come la storia del Nobel per la letteratura sia costellata troppo spesso da assegnazioni avvenute per reali o presunti meriti di impegno civile e politico (Quasimodo fu comunista e si presentò nel Secondo dopoguerra come acceso antifascista) più che per conclamata grandezza artistica. Colpito da un ictus, Quasimodo muore nel 1968.

 

 

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