Prima della Cattedrale intitolata a Sant’Emidio, nel centro di Ascoli Piceno sorgeva, probabilmente, un tempio dedicato alle Muse. Questo è quanto afferma il distico latino inserito nel blocco di travertino murato nel fianco sinistro del Duomo, in prossimità della Porta detta, appunto, della Musa che con le sue decorazioni a ghirlande di frutti risale all’ampliamento tardorinascimentale della chiesa.

La storia di Sant’Emidio, primo vescovo della città, fu raccontata dal frescante romano Cesare Mariani sul tamburo della cupola tra il 1884 e il 1894. Dalla conversione al martirio, la raffigurazione dei diversi episodi si ispirò alla passio scritta dal diacono Valentino, suo discepolo, arricchendosi delle leggende tramandate per tradizione orale. Il vescovo riposa, oggi, nella cripta sottostante il presbiterio: le sue reliquie furono qui traslate dalle catacombe di Campo Parignano nell’XI secolo e riposte in un sarcofago di età romana, poi trasformato in altare. In un unico blocco di bianchissimo marmo di Carrara, in dimensioni più grandi del naturale, le figure dei SS. Emidio e Polisia raccontano uno dei momenti più significativi della loro vita, il battesimo della ragazza, causa della morte di entrambi per volere del padre di lei. Il gruppo fu realizzato tra il 1728 e il 1730 da Lazzaro Giosafatti ed è considerato, per il suo equilibrio e la sua bellezza, il capolavoro dell’autore.

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