Fu lo stesso Longino, il centurione che trafisse con la lancia il costato di Gesù in croce, convertitosi in quell’istante alla fede cristiana, a raccogliere la terra intrisa del Sacro Sangue e trasportarla in un’urna dove oggi sorge Mantova. Se ne perse, poi,  traccia fino a quando, nell’anno 804, un’apparizione dell’Apostolo Andrea consentì di identificare il punto dove era stata prudentemente nascosta accanto alle reliquie del Santo centurione, morto martire nel 37 d .C.  in contrada Cappadocia. Sul luogo del ritrovamento venne costruita una chiesetta, nucleo originario di quella che è oggi la maestosa concattedrale di S. Andrea, l’edificio religioso più grande della città lombarda.

La basilica attuale fu voluta dai Gonzaga per accogliere il numero sempre crescente di pellegrini e lasciare, contemporaneamente e ad imperitura memoria, un segno del prestigio della loro signoria. L’ambizioso progetto venne affidato nel 1470 a Leon Battista Alberti che consegnò al marchese Ludovico i disegni per la trasformazione della preesistente chiesa benedettina, di cui si conservò il tardogotico campanile. Il prospetto principale, preso a modello nei secoli a venire, si ispira allo schema dell’arco trionfale romano, ad un solo grande fornice, inquadrato, a Mantova, da lesene corinzie e chiuso da un elegante frontone triangolare.

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