altA Padova, la Basilica di Santa Giustina, nel complesso religioso nono al mondo per ampiezza, riposano, tra altri santi e martiri, Luca e Giustina. Le reliquie dell’evangelista, qui traslate da Costantinopoli per sottrarle alla furia iconoclasta, sono conservate nel transetto sinistro in una preziosa arca trecentesca di marmo con riquadri in alabastro che riportano simbologie legate al santo. La titolare dell’abbazia è venerata sotto l’altare maggiore, la cui pala è opera del celeberrimo pittore Paolo Veronese. Nell’affollata composizione del maestro veneto Giustina, investita da luce divina, appare accanto ai suoi carnefici, lasciati, per contrasto, nell’ombra. Gli aguzzini trafiggono la giovane con una lama mentre angeli musicanti scendono dalla schiera del Cristo in gloria, porgendole la palma del martirio e una corona di fiori. 

Nel VI secolo sopra la sepoltura della santa, già sepolcreto dell’aristocrazia pagana, venne edificata una primitiva basilica, affiancata successivamente da un monastero benedettino e via via modificata. A partire dal 1510 si avviò una ricostruzione grandiosa, il cui progetto fu affidato rispettivamente agli architetti Andrea Briosco, Andrea Moroni e Andrea da Valle finché, finalmente, la fabbrica fu consacrata nel 1606. L’edificio, particolarmente imponente, è caratterizzato dalla presenza di otto cupole. Su quella centrale è collocato un grande simulacro in rame di Giustina che dall’alto protegge la città, di cui è compatrona insieme a Sant’Antonio. 

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