La pedagogia della Chiesa insiste da sempre sul volto dei santi, ce li sottopone quotidianamente all’attenzione, come già la Didakè nei primi secoli ricorda: «Guardate ogni giorno il volto dei santi, traete conforto dai loro discorsi». Nel celebre saggio Saggezza greca e paradosso cristiano Charles Moeller scrive riguardo ai santi:

Una sola cosa supera l’opera di Dante (cioè la bellezza dell’arte), la santità vissuta su questa terra. Allora il Paradiso celeste si incarna fin da quaggiù. Il suo candore squarcia un poco le nebbie della nostra valle. Cantare non è nulla, vivere è meglio.

Anche ai nostri giorni sentendo parlare alcune persone, vedendole all’opera non si può non rimanere avvinti dalla bellezza del loro sguardo, scevro di ogni pretesa e di ogni violenza, dalla tenerezza e dalla persuasione che trasmettono nelle loro parole. Pensiamo alla figura di Marguerite Barankitse, soprannominata Maggy. Nell’ottobre del 1993 drammatiche vicende sconvolsero il Burundi, precipitato nel baratro della guerra civile. Sotto i suoi occhi vennero trucidati decine e decine di bambini. Maggy ha sentito le grida delle persone, ha visto addirittura suoi familiari perpetrare il massacro. Il paese venne percorso da un’ondata di violenza che seminò migliaia di morti. Marguerite non si lasciò sconfortare, ma iniziò a raccogliere sotto la sua egida protettiva tutti gli orfani. Nacque la Maison Shalom, una nuova casa per tutti i bimbi rimasti soli o abbandonati. L’entusiasmo e la bellezza che tralucono dal volto di Maggy colpiscono.

Nel libro a lei dedicato, Madre di diecimila figli, l’autrice Cristel Martin, giornalista e fotografa, così la presenta:

Quella che tutti chiamano Maggy […] pare proprio una donna come le altre. Certo, la grazia del suo sorriso, il calore che sprigiona, la vita da cui è animata, la sua bellezza, la sua generosità si fanno notare. Ma ciò che la rende diversa è altrove. In una specie di mistero che non si lascia afferrare immediatamente, che si scopre a poco a poco, quasi senza accorgersene, e da cui attinge la stupefacente energia che mette in ogni azione, di cui non smette di ripetere che non è opera sua. Ma qual è questo mistero? Sta nella capacità di Maggy di far divampare la luce nonostante la barbarie, nel fatto di scegliere, nel cuore dell’odio, di dire sì alla vita a rischio della propria?[…] Mi sono spesso chiesta da cosa dipendesse il sentimento di forza e di gioia che provavo vicino a lei. E ho finito per convincermi che questa alchimia particolare, propria delle creature eccezionali, deriva forse semplicemente dalla loro capacità di aprirsi a un mistero più grande di loro: quello dell’amore, che resta ancora la scelta più rivoluzionaria in assoluto.

 

La possibilità di ripartire nasce tutta dal «perdono», da «un rovesciamento nel profondo del proprio intimo», da una rivoluzione interiore che permette all’uomo di «restare umani a dispetto di ogni sforzo per disumanizzarli». Non è facile. Confessa, infatti, Maggy:

Ero molto in collera. Mi sono servite molta forza e molte preghiere per tornare in chiesa dopo i massacri. Come scambiare un gesto di pace durante l’eucarestia? Il delitto era lì. Ma via via ho capito che il risentimento mi avrebbe distrutta.

In Burundi molti hanno toccato il «fondo dell’orrore», ma devono prendere consapevolezza di ciò e devono vedere in questa consapevolezza «la possibilità per ognuno di appropriarsi dell’identità personale, uscire dal proprio gruppo e costruire un legame libero con l’altro». Marguerite, a cui è stato conferito il Premio Nobel dei bambini nel 2003, è per noi tutti la testimonianza dell’uomo nuovo generato dalla fede, è la speranza del Cielo che è disceso sulla Terra e si è incarnato. Lei che ha vissuto l’Inferno in Terra, ora a gran voce attesta: «È sulla Terra che dobbiamo vivere il cielo. Se l’uomo potesse capire fino a che punto l’odio lo aliena, mentre l’amore lo rigenera, lo accresce…».  Da dove proviene l’eccezionalità di questa donna? Scrive sempre Moeller «Apri gli occhi. Guarda i santi. Vi vedrai il Cristo, l’Uomo nuovo».

La pedagogia della Chiesa insiste da sempre sul volto dei santi, ce li sottopone quotidianamente all’attenzione, come già la Didakè nei primi secoli ricorda: «Guardate ogni giorno il volto dei santi, traete conforto dai loro discorsi». Nel celebre saggio Saggezza greca e paradosso cristiano Charles Moeller scrive riguardo ai santi:

Una sola cosa supera l’opera di Dante (cioè la bellezza dell’arte), la santità vissuta su questa terra. Allora il Paradiso celeste si incarna fin da quaggiù. Il suo candore squarcia un poco le nebbie della nostra valle. Cantare non è nulla, vivere è meglio.

Anche ai nostri giorni sentendo parlare alcune persone, vedendole all’opera non si può non rimanere avvinti dalla bellezza del loro sguardo, scevro di ogni pretesa e di ogni violenza, dalla tenerezza e dalla persuasione che trasmettono nelle loro parole. Pensiamo alla figura di Marguerite Barankitse, soprannominata Maggy. Nell’ottobre del 1993 drammatiche vicende sconvolsero il Burundi, precipitato nel baratro della guerra civile. Sotto i suoi occhi vennero trucidati decine e decine di bambini. Maggy ha sentito le grida delle persone, ha visto addirittura suoi familiari perpetrare il massacro. Il paese venne percorso da un’ondata di violenza che seminò migliaia di morti. Marguerite non si lasciò sconfortare, ma iniziò a raccogliere sotto la sua egida protettiva tutti gli orfani. Nacque la Maison Shalom, una nuova casa per tutti i bimbi rimasti soli o abbandonati. L’entusiasmo e la bellezza che tralucono dal volto di Maggy colpiscono. Nel libro a lei dedicato, Madre di diecimila figli, l’autrice Cristel Martin, giornalista e fotografa, così la presenta:

 

Quella che tutti chiamano Maggy […] pare proprio una donna come le altre. Certo, la grazia del suo sorriso, il calore che sprigiona, la vita da cui è animata, la sua bellezza, la sua generosità si fanno notare. Ma ciò che la rende diversa è altrove. In una specie di mistero che non si lascia afferrare immediatamente, che si scopre a poco a poco, quasi senza accorgersene, e da cui attinge la stupefacente energia che mette in ogni azione, di cui non smette di ripetere che non è opera sua. Ma qual è questo mistero? Sta nella capacità di Maggy di far divampare la luce nonostante la barbarie, nel fatto di scegliere, nel cuore dell’odio, di dire sì alla vita a rischio della propria?[…] Mi sono spesso chiesta da cosa dipendesse il sentimento di forza e di gioia che provavo vicino a lei. E ho finito per convincermi che questa alchimia particolare, propria delle creature eccezionali, deriva forse semplicemente dalla loro capacità di aprirsi a un mistero più grande di loro: quello dell’amore, che resta ancora la scelta più rivoluzionaria in assoluto.

 

La possibilità di ripartire nasce tutta dal «perdono», da «un rovesciamento nel profondo del proprio intimo», da una rivoluzione interiore che permette all’uomo di «restare umani a dispetto di ogni sforzo per disumanizzarli». Non è facile. Confessa, infatti, Maggy:

 

Ero molto in collera. Mi sono servite molta forza e molte preghiere per tornare in chiesa dopo i massacri. Come scambiare un gesto di pace durante l’eucarestia? Il delitto era lì. Ma via via ho capito che il risentimento mi avrebbe distrutta.

 

In Burundi molti hanno toccato il «fondo dell’orrore», ma devono prendere consapevolezza di ciò e devono vedere in questa consapevolezza «la possibilità per ognuno di appropriarsi dell’identità personale, uscire dal proprio gruppo e costruire un legame libero con l’altro». Marguerite, a cui è stato conferito il Premio Nobel dei bambini nel 2003, è per noi tutti la testimonianza dell’uomo nuovo generato dalla fede, è la speranza del Cielo che è disceso sulla Terra e si è incarnato. Lei che ha vissuto l’Inferno in Terra, ora a gran voce attesta: «È sulla Terra che dobbiamo vivere il cielo. Se l’uomo potesse capire fino a che punto l’odio lo aliena, mentre l’amore lo rigenera, lo accresce…».  Da dove proviene l’eccezionalità di questa donna? Scrive sempre Moeller «Apri gli occhi. Guarda i santi. Vi vedrai il Cristo, l’Uomo nuovo». (pubblicato su La bussola quotidiana)

 

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