altÉ duplice la motivazione in base alla quale i Sacri Monti Prealpini nel 2003 vennero inseriti dall’Unesco nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità. Da una parte con essi si raggiunse la più alta espressione di realizzazione di un’opera architettonica in un paesaggio naturale con scopi didattici e spirituali, dall’altra essi rappresentarono, con e attraverso la loro bellezza, un tentativo di recupero di valori cristiani in un periodo critico della storia della chiesa. 

Tutto ebbe inizio sul finire del XV secolo. Fu allora che cominciarono a snodarsi sulle alture i primi complessi devozionali, immersi in paesaggi particolarmente suggestivi. Scopo iniziale fu quello di riprodurre una Nuova Gerusalemme ma questo modello fu da subito replicato, dopo il Concilio di Trento, anche per combattere il diffondersi dell’eresia protestante. Uno dei più antichi è il Sacro Monte di Varallo, in Valsesia, dove un’imponente parete rocciosa fu ritenuta da padre Bernardino Caimi l’ambiente più adatto per riprodurre i luoghi più significativi della Terra Santa.

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