altOgni anno nei paesi più poveri del mondo 3,6 milioni di persone muoiono a causa della corruzione che sottrae fondi pubblici e risorse nazionali vitali per un ammontare annuo di almeno un trilione di dollari, forse addirittura due. È quanto denuncia un rapporto pubblicato all’inizio di settembre dall’organizzazione non governativa One in vista dell’incontro dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali dei 20 paesi più sviluppati, che si terrà a Cairns, Australia, il 20 e 21 settembre, e del successivo vertice del G20 di Brisbane, in agenda, sempre in Australia, il 15 e 16 novembre.

In quei paesi, spesso enormemente ricchi di materie prime, la corruzione – spiega One – si pratica oltre che tramite evasione fiscale, riciclo di denaro, società di comodo… anche e soprattutto con lucrosi accordi sottobanco per la vendita delle risorse naturali. Il denaro stornato, divenuto patrimonio privato, lascia i paesi in via di sviluppo diretto in gran parte alla volta dei paradisi fiscali, investito in immobili milionari e in imprese finanziarie, speso nella realizzazione di sfrenati desideri di lusso e ostentazione e nel finanziamento dei sistemi clientelari e repressivi con cui si reggono i regimi privi di reale consenso popolare.

 

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