Un rilievo di scuola robbiana con la Madonna e il Bambino, posto sopra la porta d’ingresso, rivela, fin sulla soglia, la profonda devozione mariana dell’Ordine. Sul luogo dell’apparizione, tra il 1400 e il 1417, venne eretta la chiesa abbaziale, ovvero la Cattedrale della Natività di Maria di Monte Oliveto Maggiore. La chiara struttura gotica, trasfigurata all’interno dal sobrio rifacimento barocco, resta leggibile all’esterno dell’edificio, anch’esso in mattoni rossi, con facciata a capanna su cui si aprono il portale cuspidato e il rosone circolare.  I fianchi sono supportati da contrafforti mentre un alto campanile, con cuspide conica, svetta all’altezza dell’abside. 

L’unica, ampia, navata interna, suddivisa in tre campate, è coperta da volte a botte come pure il transetto, al centro del quale si ammira una tela cinquecentesca con l’Assunzione di Maria di Jacopo Ligozzi.  Allo stesso autore appartiene la tela dell’altare maggiore che rappresenta la Natività della Vergine.  Di particolare pregio è, senz’altro, il coro ligneo intagliato da Giovanni da Verona nei primissimi anni del Cinquecento, che presenta due ordini di stalli intarsiati con grande dovizia di motivi: strumenti musicali, uccelli di ogni colore, vasi, profili di città, paesaggi.  Nella cripta quattrocentesca sottostante il presbiterio, si officiano le celebrazioni nel periodo invernale. 

Dalla chiesa si accede al chiostro grande, cuore del monastero, che l’abate generale Domenico Airoldi volle fare affrescare alla fine del Quattrocento, affidando il compito al cortonese Luca Signorelli, grande interprete del Rinascimento italiano. Il ciclo, che rappresenta la più completa opera pittorica sulle Storie di San Benedetto, come le racconta San Gregorio Magno, venne teatralmente completato dal Sodoma nel 1505. Si tratta, complessivamente, di trentacinque lunette che si leggono dall’ingresso orientale della chiesa procedendo verso destra. Fedele alla millenaria tradizione benedettina, ancora oggi la comunità monastica accoglie chiunque desideri vivere un’esperienza di autentica spiritualità e partecipare ai momenti liturgici che scandiscono la giornata dei monaci, nella moderna foresteria. (La Nuova bussola quotidiana del 12-9-2015)

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