L’atrio è circondato da colonne di spoglio dal Foro Romano, sormontate da un loggiato di bifore e pentafore. Il colonnato ospita sepolcri ricavati da sarcofagi romani e diverse iscrizioni alcune delle quali, recentemente decifrate, sono preghiere a San Matteo in caratteri armeni e greci, mentre un’altra ricorda che proprio qui aveva sede la Scuola Salernitana dove san Tommaso d’Aquino insegnò teologia. La porta di bronzo, centrale rispetto al pronao, con le sue formelle raffiguranti croci bizantine e una teoria di santi, fu donata dai coniugi Landolfo e Guisana, come ricorda anche il poeta d’Annunzio di cui, al suo fianco, sono riportati i celebri versi. Sul lato meridionale il campanile, in stile arabo normanno, si eleva per 52 metri per la sovrapposizione di elementi cubici che culminano con tiburio a cupola. 

Lo spazio interno, dal solenne aspetto seicentesco, conserva tracce del proprio passato negli amboni collocati, uno di fronte all’altro, al centro della navata centrale. Commissionati dall’arcivescovo Romualdo II alla fine del XII secolo, i pulpiti sono sorretti da colonne con capitelli variamente scolpiti e rivestiti di mosaici  policromi. Coevo è anche il pavimento a tessere colorate della zona presbiteriale. I mosaici absidali vennero quasi interamente rifatti nel 1954, anno millenario della traslazione delle reliquie del Santo, ad eccezione di pochi brani e del san Matteo benedicente che dalla controfacciata vigila sulla sua basilica. (pubblicato su La nuova bussola quotidiana del 2-8-2014)

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