altIl luogo più sacro della città di Salerno è indubbiamente il Sepolcro che custodisce le reliquie del suo santo patrono, Matteo, la cui traslazione è legata ad una tradizione agiografica altomedievale secondo la quale dalla Lucania vennero trasferite in città e, per volere dei Normanni, deposte in Duomo. 

Correva l’anno 1081 quando tutto questo avveniva alla presenza del vescovo Alfano I e Roberto il Guiscardo cui si deve, in quegli stessi anni, la promozione dell’erezione della Cattedrale. Nel corso del Seicento l’architetto barocco Domenico Fontana, coadiuvato dai figli, trasformò il primitivo ambiente arricchendolo di stucchi e preziosi marmi. La tomba dell’apostolo, protetta da uno scenografico baldacchino, ne rimase il fulcro attorno cui altri spazi, affrescati con episodi del Vangelo di Matteo e di storia salernitana, custodiscono ancora oggi le reliquie di santi e martiri ricordati da rispettive lapidi.  

L’ipogeo costituì il primo nucleo del Duomo, consacrato nel 1084 da Papa Gregorio VII, in esilio a Salerno in seguito ai profondi dissidi con l’imperatore Enrico IV. Costruita sul modello dell’Abbazia di Desiderio a Montecassino la cattedrale fu voluta con impianto basilicale a tre navate, altrettante absidi, transetto e quadriportico. Quest’ultimo è racchiuso da un prospetto neoclassico, con antistante scalinata monumentale, che dell’antico edificio conserva la Porta dei Leoni, cosiddetta per la presenza sugli stipiti di un leone e di una leonessa, rispettivamente simboli di fortezza e di carità. 

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