Poi però i paladini dei cosiddetti diritti civili invocano la libertà di spinello, e ogni rifiuto del rischio svanisce, ogni precauzione va a farsi friggere. Oh!… Quei medici ed educatori che agitano gli spettri d’effetti nefasti per la salute fisica e psichica sono tutti oscurantisti e servi del Vaticano: ignoriamoli! Non si sta addirittura diffondendo in varie parti del pianeta l’uso medico della cannabis? E dunque, libertà di farsi una canna!

Obiezione: ma come? Se perfino per le medicine considerate banali si viene di continuo invitati a usarle solo quando servono davvero, perché stavolta tutta questa faciloneria? Contro-obiezione: zitti, zitti! Che cosa vi salta in mente di tirar fuori? Di cannabis non è mai morto nessuno.

Invece… pare che qualcuno di cannabis muoia. Ecco uno studio fresco di stampa, pubblicato da ricercatori tedeschi su Forensic Science International. Essi esordiscono così: “Si dice che la tossicità dei cannabinoidi è bassa. Il pubblico non sa gran che degli effetti cardiovascolari pericolosi della cannabis, per esempio dell’aumento provocato nel battito cardiaco e nella pressione sanguigna”. Poi gli autori descrivono i casi di due maschi giovani e sani, morti inaspettatamente sotto l’influsso acuto di cannabinoidi. Sui due cadaveri i ricercatori hanno fatto una serie d’accertamenti: autopsia, analisi genetiche, tossicologiche e istologiche, che li hanno portati a escludere una lunga serie di cause di morte. Hanno così finito per convincersi, oltre ogni ragionevole dubbio, che i due sventurati siano morti per complicazioni cardiovascolari dovute proprio all’aver fumato marijuana (nome che indica le inflorescenze femminili essiccate della cannabis).

Casi del genere sono rari. Inoltre — diranno i fautori dello spinello libero — si tratta del primo studio che riporta conclusioni di questo tipo: una rondine non fa primavera. Giusto! Ma molti di loro sono sempre pronti, come dicevamo sopra, ad accampare con clamore studi altrettanto isolati che riguardano allarmi assai meno gravi.

Le ricerche sui rischi effettivi della cannabis devono continuare ed estendersi: gli stessi autori tedeschi lo auspicano, e segnalano che probabilmente la statistica s’allargherà, perché nel mondo l’uso medico dei cannabinoidi come antidolorifici è in aumento. La scienza avrà presto altre occasioni di dir la sua: è bene attendere senza preconcetti. Ma — perbacco! — nell’attesa evitiamo d’assecondare una deriva anarcoide che sta dando forti spallate contro i baluardi della civiltà umana. Lo studio tedesco, per quanto da confermare, ci dà ora un argomento in più. (pubblicato su la nuova bussola quotidiana del 5-3-2014)

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