Viviamo in un mondo incredibile, che svaluta ed esclude il senso comune. Un mondo che, non accettando nessun limite all’arbitrio dell’uomo, finisce col diventare disumano: per esempio, lasciando libera la madre di far nascere il figlio che ha in pancia o invece d’ucciderlo con un farmaco o un intervento ospedaliero; oppure, come succede già in qualche stato e come succederà anche da noi se verrà approvata la legge contro la cosiddetta omofobia, mettendo in galera chi leggerà al pubblico certi brani della Bibbia che condannano i comportamenti omosessuali.

In nome d’una presunta libertà, questo mondo apre alla droga. Quella leggera, per cominciare: del resto — s’afferma — è innocua. E un altro atteggiamento incredibile è proprio questo. Si sta attenti, fino a drammatizzarle, alle parti per milione (o per miliardo) di questo o quell’inquinante. Si è prontissimi a giurare sulle conseguenze catastrofiche che questa o quella sostanza sintetica ha per la salute umana o per la conservazione di qualche moscerino, in base a studi sporadici su cui in realtà la scienza non ha ancora un parere unanime. Quella sostanza deve essere assolutamente bandita, in nome d’un principio di precauzione che spesso viene concepito e applicato in maniera assai discutibile.

Chissà! Forse un giorno si dimostrerà che quella sostanza, come magari moltissime altre d’origine artificiale o naturale, è effettivamente nociva. O forse, al contrario, essa verrà scagionata. Ma intanto si reclama a gran voce il rischio zero, richiesta assurda su cui marciano volentieri politici populisti irresponsabili.

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