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"Lo scrigno spettacolare che fa da casa a San Moscati" di Margherita del Castillo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per chiesa del Gesù Nuovo NapoliLa Chiesa del Gesù Nuovo, sita a Napoli nell’omonima piazza, è il frutto dello stravolgimento di un’elegante residenza rinascimentale trasformata in luogo di culto cristiano dai padri gesuiti che nel 1584 l’acquistarono dal re di Napoli dopo la confisca dei beni della nobile famiglia Sanseverino. Il palazzo dei principi di Salerno era stato commissionato nel 1470 e affidato alla maestria dell’architetto Novello da San Lucano che costruì un edificio divenuto famoso per la bellezza dei suoi interni, gli affreschi e l’opulento giardino. I confratelli Giuseppe Valeriano e Pietro Provedi furono incaricati dello sventramento del palazzo di cui risparmiarono solo la facciata e il portale marmoreo. La costruzione della chiesa, dedicata all’Immacolata Concezione e al nome di Gesù, fu completata nel 1601.

La superficie del prospetto principale ha mantenuto il bugnato a punta di diamante, con elementi piramidali aggettanti verso l’esterno, familiari al rinascimento veneto. Sul duro  piperno i tagliapietra napoletani incisero degli strani segni che si riteneva potessero caricare la pietra di energia positiva . I Gesuiti modificarono i rilievi del portale, ne prolungarono la cornice, inserirono lateralmente due colonne corinzie di granito rosso e centralmente, sopra il frontone spezzato, il loro emblema: lo scudo ovale che custodisce al suo interno l’abbreviazione IHS del nome di Gesù, la croce e i suoi tre chiodi.

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"Una Trinità taumaturgica e patrimonio dell'umanità" di Margherita del Castillo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per cargiago chiesa trinitàUn oratorio romanico sorgeva fin dal XII o XIII secolo sulle pendici boscose del monte Cargiago, in provincia di Verbania, in una posizione che godeva anche allora di una splendida vista sul Lago Maggiore. Intitolato alla SS. Trinità venne nei secoli ampliato per accogliere i sempre più numerosi fedeli che vi accorrevano. Risale alla prima metà del Seicento la decisione di costruirvi attorno un Sacro Monte, un complesso architettonico dove riprodurre, in scala minore, i Luoghi Santi per consentire ai pellegrini di immedesimarsi e rivivere la Passione di Cristo.  Dell’ambizioso progetto iniziale, per il venir meno, probabilmente, delle risorse finanziarie, si realizzarono, oltre al santuario, solo tre cappelle e il porticato della Via Crucis.

La nuova chiesa, intitolata anch’essa alla Trinità, inglobò la primitiva struttura, corrispondente alla prima campata dell’edificio attuale.  Vi si conservava un affresco ritenuto taumaturgico, tuttora in loco. Si tratta di una Trinità Eucaristica o, più propriamente, una Trinità dell’altare, realizzata da un autore ignoto del XVI secolo, che compare sotto una scena di Crocefissione La tradizione iconografica dei tre ospiti di Abramo ha probabilmente ispirato la rappresentazione del mistero trinitario basata su tre figure di Cristo che si ripetono, identiche: Gesù, seduto ad una mensa, ha di fronte a Sé il calice eucaristico e, benedicente con la mano destra, tiene nell’altra il globo terrestre, usuale simbolo iconografico del Padre Eterno.

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"Parma, la pura luce del giovane Correggio" di Margherita del Castillo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per san giovanni evangelista parmaUna chiesa, un monastero e un’antica spezieria formano il complesso di San Giovanni Evangelista, nel centro storico di Parma. Questo luogo di fede vanta origini molto antiche, risalendo a prima dell’anno Mille: nel 980 il vescovo Sigifredo II lo costruì fuori le mura, laddove già esisteva un oratorio intitolato a san Colombano, affidandolo alla cura dei figli di san Benedetto. Questo si legge nei documenti relativi al convento che conobbe nel corso del Cinquecento una vera e propria espansione e, di conseguenza, una profonda trasformazione.

Il campanile, che con i suoi 75 metri è il più alto di Parma, affianca dal 1613 la facciata marmorea barocca, completata nel 1607 su disegno di Simone Moschino. L’interno ha un impianto basilicale: le tre navate, coperte da volte a crociera, si intersecano con il transetto a formare una croce latina. Al centro, fulcro dello spazio sacro, si innalza la cupola la cui calotta venne affrescata, tra il 1520 e il 1524, da un giovane Correggio con una spettacolare scena dell’Ascensione di Cristo, altrimenti interpretata come la visione che San Giovanni descrive all’inizio dell’Apocalisse. Annullando qualsiasi riferimento spaziale, il maestro inserisce l’apparizione divina in un contesto di pura luce. La figura di Cristo fluttua in una dimensione celestiale che sfonda ogni limite architettonico, dilata all’infinito lo spazio e, d’altra parte, attrae a sé. Sulle nubi disposte tutto attorno, tra cui giocano putti festosi, sono seduti gli Apostoli, ripresi  in diverse posizioni. Sono undici: Giovanni, infatti, è raffigurato più in basso, sul bordo del tamburo, gli occhi fissi in quelli di Gesù che sembra indicare al discepolo prediletto, ormai vegliardo, il posto che lo aspetta. 

Della cupola, oltre alla calotta, Correggio dipinse anche pennacchi, sottarchi e cilindro, rispettivamente occupati da coppie di Dottori della Chiesa con Evangelisti, da monocromi con scene veterotestamentarie e da episodi cristologici, inseriti tra simboli del tetramorfo.  Il suo primo intervento nell’abbazia è stato identificato nel giovane e bellissimo San Giovanni con l’ aquila, nella lunetta dell’accesso alla sagrestia nel transetto sinistro. Al pennello dell’Allegri si devono, infine, le grottesche della crociera mentre è andato distrutto, nell’ampiamento del presbiterio, l’affresco con l’Incoronazione della Vergine di cui restano frammenti in diverse istituzioni museali.

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"Spiazzi, la Madonna della corona con vista mozzafiato" di Margherita del Castillo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per madonna della corona spiazziA strapiombo sulla Valle dell’Adige, a circa 774 metri sul livello del mare, nella roccia del Monte Baldo in quel di Spiazzi, provincia di Verona, in una posizione davvero ardita è incastonato un santuario mariano dedicato alla Madonna detta della Corona per i monti che circondano questo incantevole luogo. Già intorno alla metà dell'anno Mille, grazie alla presenza di benedettini del monastero di San Zeno a Verona, era qui viva la devozione alla Vergine.

Alcune grotte scavate nel lato della montagna erano abitate, infatti, fin da allora, da monaci eremiti che solo verso la fine del XIII secolo costruirono una primitiva chiesetta sulle pareti della quale fecero realizzare da un maestro di San Zeno un affresco rappresentante Maria, assisa su un trono, con Gesù Bambino: la Madonna di Monte Baldo. Questa immagine trecentesca, ancora esistente, smentisce la pia tradizione che vorrebbe fare risalire la fondazione del Santuario all'anno 1522 e alla miracolosa traslazione, per intervento angelico, della statua della Madonna dall'isola di Rodi, all’epoca invasa dai musulmani. Il gruppo scultoreo della Madonna della Corona, venerato simbolo del Santuario, in pietra locale dipinta, risale alla prima metà del Quattrocento e rappresenta Maria che, addolorata, sostiene il corpo del Figlio deposto dalla Croce.

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"La Madonna dell'Arco, crocevia tra fede e miracoli" di Margherita del Castillo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per Santuario della Madonna dellarco comune di SantAnastasiaUno dei centri di devozione mariana più importanti di tutta la Campania è il Santuario della Madonna dell’Arco, situato nel comune di Sant’Anastasia in provincia di Napoli, la cui storia ebbe inizio da eventi prodigiosi accaduti molto tempo fa. Nel XV secolo, in questo stesso luogo, sorgeva una semplice edicola votiva raffigurante la Madonna col Suo Bambino che, situata accanto all’acquedotto romano, era nota a tutti come la Madonna dell’Arco.

Il lunedì di Pasqua del 1450 un giovane, preso dall’ira per avere perso al gioco, bestemmiando, colpì l’immagine sacra che cominciò a sanguinare dalla guancia sinistra. L’uomo fu giustiziato e impiccato ad un albero di tiglio li vicino, che il giorno dopo rinsecchì.

Circa un secolo più tardi, lo stesso giorno, la Madonna dell’Arco fu al centro di un altro episodio miracoloso. Protagonista, in questo caso, fu una donna che accompagnava il marito che recava un ex voto essendo stato guarito, per intercessione della Vergine, da una malattia agli occhi. Indispettitasi la donna per un incidente verificatosi lungo il percorso, bestemmiando calpestò l’ex voto del marito. L’anno seguente fu colpita da un grave morbo che le comportò il distacco dei piedi, tuttora visibili in una gabbietta di ferro, all’interno del santuario.

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"Il Papa a Fatima "rilegge" la Madonna" di Lorenzo Bertocchi PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per papa a fatima 2017«Grande ingiustizia si commette contro Dio e la sua grazia, quando si afferma in primo luogo che i peccati sono puniti dal suo giudizio, senza anteporre – come manifesta il Vangelo - che sono perdonati dalla sua misericordia!». Forte il richiamo di Papa Francesco sulla spianata del Santuario di Fatima alla Cova da Iria, con una parola sul primato della misericordia che è risuonata davanti alla folla convenuta per la recita del Rosario in occasione del centenario delle apparizioni mariane che più hanno segnato la storia recente della Chiesa. 

Un viaggio breve quello di Papa Francesco a Fatima, è arrivato ieri pomeriggio alle 16,30 ora portoghese, e tornerà a Roma oggi, atterrando a Ciampino verso le 19 ora italiana. Un viaggio importante, a ricordo di quel 13 maggio 1917 in cui tre pastorelli, Lucia dos Santos e i suoi due cugini Francesco e Giacinta Marto, mentre pascolavano le pecore presso il terreno della Cova da Iria videro la Santa Vergine Maria. Fino al 13 ottobre di quello stesso anno, per sei volte, la Madonna apparve ai tre bambini, consegnando loro un messaggio per tutta l’umanità: l’urgenza di un ritorno a Dio degli uomini e delle nazioni, la preghiera e la penitenza.

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"La Genesi sbuca "per caso" dal pavimento" di Margherita Del Castillo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per “Abbiamo giudicato opportuno attribuire a Nostra Signora di Ceri, Patrona della Diocesi di Porto-Santa Rufina, il titolo di Madre della Misericordia, come Colei che ne è stata prima testimone ed annunciatrice proclamando anche a nome della Chiesa: «Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il Suo nome: di generazione in generazione la Sua misericordia si stende su quelli che Lo temono»”. (mons. Buoncristiani, 7 aprile 1999)

Ceri è una frazione del comune di Cerveteri, un piccolo e antichissimo borgo arroccato su un altopiano tufaceo. Nostra Signora di Ceri Madre di Misericordia è una venerata icona mariana, da sempre cuore della chiesa locale intitolata all’Immacolata Concezione e divenuta santuario nel 1986, qualche anno prima che la Madre di Misericordia fosse proclamata patrona della diocesi. Si tratta di una tavola lignea dipinta a tempera, databile verso la fine del Quattrocento, posta nella seconda cappella della navata di sinistra, ancora oggi oggetto di profonda devozione. 

La costruzione della chiesa risale al secolo XI: a quell’epoca si decise di dedicarla a San Felice II, papa vissuto intorno alla metà del 300 che, secondo la tradizione, morì martire in questi luoghi. L’impianto medievale dell’edificio fu modificato proprio per accogliere le reliquie del Santo Pontefice per custodire le quali si eresse un’edicola con colonne ioniche, addossata tra due campate. Trasformazioni strutturali e ampliamenti proseguirono lungo i secoli, fino al rifacimento in stile barocco della facciata, preceduta da una doppia rampa di scale, all’inizio del 1700. Ciò che resta di originale, databile al Millecento, è il bellissimo pavimento cosmatesco a motivi geometrici e gli affreschi nella navata centrale, rinvenuti casualmente e riportati alla luce durante interventi di restauro condotti nel secolo scorso. 

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"I Normanni e il ritorno di Cristo in Sicilia" di Margherita Del Castillo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per abbazia di santo spirito caltanissettaUna fortificazione araba sorgeva, almeno dal 900 d.C., sul luogo in cui i Normanni eressero l’abbazia di Santo Spirito, la chiesa più antica di Caltanissetta. Probabilmente quest’ultima era stata già preceduta da un luogo di culto bizantino, ma il passato militare dell’edificio è ancora riscontrabile in alcuni dettagli architettonici, quali le possenti mura, le feritoie da cui si scagliavano le frecce e la torre quadrangolare. 

Il conte Ruggero e sua moglie Adelasia furono i patrocinatori della nuova costruzione di cui, però, s’ignora la data esatta di fondazione mentre è certo che la sua consacrazione avvenne nel 1153, come riportato dall’iscrizione sul pilastro sinistro dell’abside maggiore. Nel 1178 il complesso fu affidato ai Canonici Regolari Agostiniani, cui successero i padri cappuccini qui chiamati nel corso del XVIII secolo.  

La struttura dell’edificio è molto semplice: un parallelepipedo di pietra nuda, sormontato da un tetto a capanna, che si conclude in tre absidi di forma semi cilindrica. Gli corrisponde, all’interno, un ambiente a navata unica cui si accede tramite un portale sormontato da una lunetta affrescata con l’immagine di Cristo benedicente. Un altro Salvator Mundi campeggia nella calotta dell’abside centrale: Egli tiene nella mano sinistra un libro aperto su cui si legge, da un lato l’iscrizione “Ego sum lux mundi” e, dall’altro, “Qui sequitur me non ambulat in tenebris". 

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"La piccola San Pietro tornata a splendere dopo il sisma" di Margherita del Castillo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per duomo di carpiUna grande festa, nel marzo scorso, ha celebrato la riapertura al culto del Duomo di Carpi, fortemente danneggiato dalle scosse del terremoto del maggio 2012. 

La storia della chiesa locale ha origine antiche, longobarde. Era, infatti, l’VIII secolo quando qui fu fondata la Sagra di Santa Maria, divenuta, in seguito, collegiata e, poi ancora, commenda della famiglia feudale dei Pio di Savoia. Proprio ad Alberto III Pio, a cavallo tra Quattro e Cinquecento, si deve la trasformazione urbanistica di Carpi e, in forme monumentali, di tutti i suoi edifici, tra cui la pieve di Santa Maria che, nel frattempo, era divenuta inadeguata alle necessità liturgiche della comunità.

E’ Vasari ad attribuire, nelle sue Vite, a Baldassarre Peruzzi, architetto classicheggiante formatosi a Roma all’ombra di Bramante e Raffaello, il progetto della nuova chiesa, che venne realizzata sulle ceneri di quella precedente, riutilizzando i materiali recuperati dalla sua demolizione. Al 1512 si può fare risalire l’avvio del cantiere, che negli anni a seguire ricevette due importanti legittimazioni dalle bolle papali di Giulio II e di Leone XIII, con cui si autorizzava la concentrazione, in questa chiesa, di beni patrimoniali provenienti da pievi rurali dei dintorni. Nel 1515 fu posta la prima pietra e i lavori procedettero seguendo il modello peruzziano sulla falsariga dello schema di San Pietro in Vaticano.

Il monumentale corpo della chiesa è longitudinale, a tre navate suddivise da poderosi pilastri, cappelle laterali, transetto e sagrestie ottagonali. Sul capocroce, nel 1768 venne innalzata un’ardita cupola dall’architetto Carlo Lugli che solo pochi anni più tardi dovette riabbassarla per cedimenti strutturali. La sua calotta fu decorata sul finire dell’Ottocento, in stile neorinascimentale, da Lelio Rossi e Fermo Forti che raffigurarono nei medaglioni gli antenati della Vergine e nella piccola lanterna la scena dell’Assunzione. Paliotti, dipinti e rilievi che impreziosiscono gli ambienti delle cappelle laterali, sono dovuti alla committenza delle famiglie nobili di Carpi, cui ne era stato ceduto il patronato, e documentano l’evoluzione dell’arte e dell’artigianato locale tra il 1500 e il 1600.

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"Quando dalle conversioni nascevano le chiese" di Margherita del Castillo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per Santa Maria Bressanoro, a Castelleone,Una conversione è all’origine della chiesa di Santa Maria Bressanoro, a Castelleone, in provincia di Cremona. Intorno alla metà del XV secolo l’ebreo sefardita Amadeo Mendes de Silva, rinunciando ad una promettente carriera politica, si convertì al cattolicesimo presso il convento agostiniano di Santa Maria di Guadalupe in Estremadura. Dopo una visione della Vergine che gli mostrava San Francesco, entrò nell’ordine francescano nell’ambito del quale fondò la congregazione degli amadeiti. Il suo cammino verso la beatitudine e la sua opera di riforma, promossa attraverso una più stretta osservanza della regola, ebbero inizio presso Castelleone, dove si stabilì su richiesta della duchessa Bianca Maria Sforza.

Nel 1460 si avviarono i lavori per la costruzione di un nuovo complesso nello stesso punto in cui i documenti ricordano una chiesa plebana, intitolata a San Lorenzo, già dall’842. Il convento e la piccola chiesa, dedicata alla Madonna di Guadalupe per onorare il luogo della conversione del religioso portoghese, furono affidati a un architetto di cui si ignora il nome ma che senz’altro va ricercato tra le maestranze al servizio della committenza sforzesca. A causa delle soppressioni napoleoniche, però, il convento venne poi in gran parte demolito: scomparvero, così, i chiostri, l’oratorio e  le celle eremitiche.

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"Paruzzaro, dove il Giudizio si fa arte" di Margherita del Castillo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per paruzzaro san marcelloParuzzaro è un piccolo comune del basso Novarese che san Marcello Papa protegge, condividendo questo importante compito con San Siro, cui fu intitolata la nuova parrocchiale sul finire del XVI secolo. A Marcello è, invece, dedicata la chiesetta che sorge a circa un chilometro dal paese, presso la zona cimiteriale. E’ un edificio antico, risalente all’anno Mille se non ai primissimi decenni dell’XI secolo; il primo documento in cui se ne fa menzione, infatti, è un atto di donazione datato 1034. Molte sono le notizie storiche relative alla chiesa, contenute nelle relazioni delle numerose visite pastorali. Da esse si desume che molteplici furono gli interventi condotti sul piccolo tempietto, che ha mantenuto, però, nei secoli il suo aspetto romanico. 

Il campanile e l’abside sono le parti più originali: il fusto di conci di pietra della torre, slanciata e armonica, è alleggerito dalle aperture cieche e dalle bifore che si sovrappongono lungo i piani. Più rozza appare la muratura della superficie esterna dell’abside, suddivisa da lesene sormontate da una teoria di archetti pensili. La facciata a capanna risulta, invece, rimaneggiata.

All’interno il soffitto a cassettoni copre l’unica ampia navata, sulla quale si sviluppa uno straordinario ciclo di affreschi. I più recenti restauri hanno evidenziato tre fasi di esecuzione, ascrivibili, rispettivamente alla fine del Trecento, alla seconda metà del Quattrocento e agli inizi del Cinquecento. Gli affreschi più antichi, trecenteschi e lacunosi, si trovano nella zona inferiore della parete destra, accanto alla Crocefissione. Nei registri superiori si dipanano gli episodi della Passione di Cristo, da leggersi partendo da sinistra verso destra e cominciando dall’Ultima Cena per proseguire, poi, con la lavanda dei piedi, Gesù nell’orto del Getsemani, fino ad arrivare, nel registro successivo, alla Discesa agli Inferi, la Resurrezione e la Cena in Emmaus.

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"San Marco, simbolo dell'amicizia tra Venezia e Milano" di Margherita del Castillo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per san marco milanoLa dedicazione all’Evangelista della chiesa di san Marco a Milano è tradizionalmente giustificata dall’aiuto prestato da Venezia al Comune della città durante la sua aspra e storica lotta contro l’Imperatore Federico Barbarossa. I primi documenti che ne attestano l’esistenza, però, riportano il 1254 quale data di fondazione del tempio da parte di Ludovico Settala, divenuto in quell’anno priore generale degli Eremiti di Sant’Agostino. Probabilmente il frate costruì il nuovo edificio inglobando delle più antiche fondazioni preesistenti, conferendogli, con le tre navate, un aspetto decisamente gotico. Nel corso del Trecento il complesso si ampliò notevolmente, grazie ai lasciti di molte famiglie patrizie che scelsero San Marco come luogo per la propria sepoltura. La basilica di oggi è il frutto, però, di un decisivo intervento barocco che la trasformò in una delle chiese più grandi e monumentali di tutto il capoluogo lombardo.

Di trecentesco in facciata, restaurata in stile neogotico alla fine dell’Ottocento dall’architetto Carlo Maciachini, resta l’elegante portale marmoreo strombato e sormontato dalle tre statue, attribuite al pisano Giovanni di Balduccio, dei Santi Agostino, Marco e Ambrogio. Il suo profilo è a salienti e al centro della superficie, di cotto rosso, si sviluppa un ampio rosone. Anche il campanile è trecentesco: il fusto, a base quadrangolare, si conclude con una cuspide conica, mentre la cella campanaria, su ciascun lato, si apre in bifore.

Lo spazio interno, a croce latina, è a tre navate, scandite da pilastri e volte a crociera, ha un profondo presbiterio e il transetto aggettante. E’ qui, lungo il braccio meridionale che si conservano le tracce più antiche dell’intera costruzione. Si tratta di opere scultoree, sarcofagi per l’esattezza, risalenti alla metà del Trecento, che risentono, dal punto di vista storico artistico, dell’influenza della presenza a Milano di Giovanni di Balduccio. Sulla parete destra è riemersa una porzione di affresco raffigurante la Crocefissione, pure trecentesca.

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"San Giuseppe a Brescia, la chiesa degli artigiani" di Margherita Del Castillo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per san giuseppe bresciaNel cuore di Brescia, in quella che un tempo era chiamata la contrada dei Fabii, nel primo decennio del Cinquecento arrivò una comunità di osservanti minori francescani il cui primitivo convento in città era stato distrutto in seguito ad un intervento urbanistico predisposto, per motivi di sicurezza, dalla Repubblica Veneta. La zona era nota per lo storico postribolo pubblico e per la concentrazione di attività illecite: la presenza dei religiosi avrebbe contribuito a bonificare il quartiere e a normalizzare la vita sociale. Fu così che nel 1519 fu benedetta la prima pietra del convento che, oltre alla chiesa, comprendeva due chiostri minori, sul lato ovest, e uno più grande, a nord del presbiterio, oggi sede del Museo Diocesano.  Essendo l’area a vocazione prevalentemente artigianale, la chiesa fu intitolata all’artigiano per antonomasia, il falegname Giuseppe.

La sobria facciata, stretta nel vicolo medievale, è sormontata da tre pinnacoli a lanterna in cotto, di gusto gotico lombardo. Il timpano è sorretto da due imponenti colonne che incorniciano il portale centrale recante la scritta ” Haec est domus Dei et porta coeli”. L’interno è un ampio spazio ad impianto longitudinale, suddiviso in tre navate e senza transetto. Le dimensioni dell’aula, decisamente alta e centralmente rivestita da volta a botte decorata con un rinascimentale motivo geometrico ininterrotto, sono giustificate dalla funzione principale che i frati erano chiamati a svolgere: la predicazione ai ceti  medi che popolavano la zona. La copertura delle navate laterali è invece affidata a gotiche volte a crociera, con costoloni di diversi colori. Su di esse si affacciano dieci cappelle per lato, chiuse da cancellate, dedicate, ciascuna, ai santi protettori dei mestieri che si svolgevano nel tessuto viario circostante. Ecco perché quella di San Giuseppe è anche nota come la chiesa degli artigiani.

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"Como, dai paleocristiani a Sant'Abbondio" di Margherita del Castillo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per chiesa di sant'abbondioRestauri ottocenteschi hanno datato tra la fine del IV e la prima metà del V secolo le fondamenta di una basilica paleocristiana fuori le mura  di Como, lungo la strada  Regina, in un’area già destinata al culto vista la presenza di necropoli romane. Non si è certi, invece, se essa sia stata voluta da Felice, primo vescovo ed evangelizzatore della città, piuttosto che dal presule Amanzio, che l’avrebbe eretta per custodirvi alcune reliquie dei SS. Pietro e Paolo portate da Roma. La dedicazione agli Apostoli  fu già dal IX secolo sostituita con quella a Sant’Abbondio, divenuto poi patrono della città e di tutta la diocesi, che qui era stato sepolto. Dal 1010 la chiesa fu affidata ad una comunità di monaci benedettini che ne decise la completa ricostruzione, facendola consacrare da papa Urbano II nel 1095. A loro si deve, dunque, la veste romanica che la contraddistingue.

L’architettura è in pietra grigia di Moltrasio. La facciata a salienti è scandita da contrafforti che ne lasciano intuire la divisione interna in cinque navate. Rilievi a motivi vegetali e geometrici decorano finemente la ghiera e l’intradosso dell’arco del portale, mentre figure di animali, aquilotti, colombe e felini, sono incastonate nelle forme dei capitelli. Caratteristici di questa struttura, lungo il cui perimetro si rincorrono archetti ciechi, sono il profondo coro e i due campanili gemelli che si ergono alla fine delle navate intermedie, soluzione, questa, poco diffusa in Italia e più comune, invece, nella zona renana.

Lo spazio interno è definito dalla luce che penetra dalle grandi finestre dell’abside e scivola lungo le pareti dell’aula determinate da un considerevole slancio verticale. L’ingresso è sovrastato da una tribuna, addossata alla controfacciata, che nell’impianto romanico custodiva le reliquie dei Santi Rubiano ed Adalberto, le cui storie sono frammentariamente illustrate in lacerti di affreschi. Robusti pilastri e colonne monolitiche spartiscono le cinque navate. Quella centrale è ricoperta da un soffitto ligneo piano, quelle laterali sono rivestite  da capriate: solo il coro è voltato e affrescato con un cielo stellato.   E’ qui che si sviluppa uno dei cicli pittorici più integri del primo Trecento lombardo.

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"Santa Maria a Milano, dove la Passione si fa arte" di Margherita del Castillo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per santa maria della passione  a milanoIl tema della Passione di Cristo e quello della partecipazione della Vergine alla Sua opera di Redenzione sono sviluppati, su più registri, in una delle più grandi chiese di Milano: le sculture in facciata, la decorazione delle volte, le iscrizioni profetiche, le pale d’altare rappresentano, in questa sede, veri strumenti di catechesi che trasformano la visita in un’esperienza spirituale.

La costruzione del tempio dedicato a Santa Maria della Passione si deve a Daniele Birago, discendente di una nobile famiglia milanese, vescovo di Mitilene e consigliere del duca Gian Galeazzo Maria Sforza. Nel 1485 il prelato donò ai Canonici Regolari Lateranensi un fondo di sua proprietà dove già esisteva una cappella campestre, custode di una venerata icona della Madonna della Pietà. In cambio, i religiosi si impegnarono ad accogliere il monumento funebre dello stesso Birago all’interno dello spazio sacro.

Il progetto originario, sviluppato dal lodigiano Giovanni Battagio, prevedeva una pianta centrale, la cui forma stellare voleva essere un omaggio a Maria, Stella del Mare e Stella del Mattino. A questa fu intersecata una croce greca, protetta da un’ampia cupola. La planimetria, però, era destinata ad essere modificata quando fu aggiunto, ai tempi di Carlo Borromeo,  un corpo longitudinale, ritenuto più funzionale ai fini della predicazione. Tale compito fu affidato al celebre architetto Martino Bassi.

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