altIn un’epoca come la nostra in cui sembra concretizzarsi il disinteresse per la politica di cui parlava Tocqueville, in cui si è persa la consapevolezza che l’impegno politico è per il bene comune, giova ricordare la lezione  di Dante, quale emerge dalla sua azione indefessa e imparziale all’interno del comune fiorentino prima dell’esilio e come si chiarisce nell’opera principale che dedicò all’attività politica, ovvero il De monarchia. All’epoca della sua diffusione il trattato venne considerato anacronistico, perché rilanciava le due istituzioni tipicamente medioevali, Impero e Chiesa, ormai pienamente in crisi nei primi decenni del Trecento. Venne addirittura posto all’indice per secoli. Da altri venne interpretato e utilizzato strumentalmente a fini politici. Ora, gioverà riflettere su alcune considerazioni del trattato per giudicare più correttamente e senza pregiudizi il valore della posizione di Dante. L’affermazione della necessità dell’Impero è giustificata dal fatto che l’unità imperiale permette la pace che è, a sua volta, la condizione indispensabile perché ciascun uomo possa perseguire il fine della vita umana, la felicità. In pratica l’Impero (oggi noi potremmo dire lo Stato) appare come strumento dell’uomo e della persona, non certo il fine.  Dante insiste sul fatto che due sono i fini della vita umana, la felicità di questa terra e la beatitudine nell’altro mondo, ovvero la felicità per sempre. In questo contesto Dante sottolinea l’importanza della presenza di un’autorità morale e religiosa cui far riferimento, da lui identificata nel papato. Quindi, unità territoriale in una realtà politica unica e riferimento morale appaiono come la possibilità di garanzia di una condizione che permetta la crescita dell’uomo. A distanza di settecento anni la storia dell’Europa, segnata ininterrottamente da guerre, insegna che l’unificazione economico-politica europea ha comportato sessanta anni di pace. Nel contempo, questi ultimi decenni sottolineano, però, come in Europa ci siano più volti ed anime, non si sappia a chi far riferimento nelle scelte importanti e sia necessaria un’autorità morale. Ora più che mai è evidente che non è possibile realizzare un’unità territoriale su basi economiche e politiche laddove non vi siano dei riferimenti ideali comuni e condivisi. La teoria dei due soli, giudicata così frettolosamente come anacronistica, illumina invece il passato dell’Europa come il presente. Non si deve credere che qui si voglia proporre una realtà politica su basi teocratiche. Dante ha sempre voluto evidenziare la divisione tra potere temporale e potere spirituale, il primo gestito dall’autorità imperiale, il secondo affidato alla Chiesa. Ai suoi tempi, venne addirittura additato come acceso oppositore della tesi teocratica assai diffusa tra fine del Duecento e inizio del Trecento.

 

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