Dopo l’accertamento della morte da parte di due medici, Diego riprende a vivere. Il fatto, però, gli fa perdere la fede, perché egli non ricorda nulla di quanto c’era nell’aldilà, segno per lui che non esiste l’altra vita.

Lucio, invece, vede nell’accaduto l’intervento di Dio, recupera la fede e decide di ritornare in seminario. Alla sorellina Lia confida: «C’è, ci deve essere! […] Ridare le ali a chi sono mancati i piedi per camminare sulla Terra […]. Ora intendo e sento veramente la parola di Cristo: Carità. Perché gli uomini non possono star tutti e sempre in piedi, Dio stesso vuole in terra la sua casa che prometta la vera vita di là […]. Ora mi sento degno di nuovo di rindossare l’abito per il divino sacrificio di Cristo e per la fede degli altri». La carità proviene da questa consapevolezza del grido e della spaccatura che albergano nel cuore dell’uomo e della grazia (gratuità assoluta) che è Cristo per la nostra vita. Non cogliendo più le ragioni di nulla, Diego sente ormai di poter commettere qualsiasi azione (le sue parole riecheggiano quelle di Dostoevskij: «Se Dio non c’è, tutto è permesso!») e cerca, così, di vendicarsi di Arcadipane sparandogli. Ma lo ferisce solo lievemente. Ora Lucio sarà lo strumento di Dio che ridarà la fede al padre. Gli spiegherà che Dio può non concedere all’uomo che ritorna in vita di ricordare quello che ci sia nell’aldilà. Lo distoglie da una logica razionalistica che pretenderebbe di giudicare e comprendere totalmente le vie di Dio con la nostra ragione e lo accompagna a una visione più profonda nella fede dicendogli: «Tu avevi chiuso gli occhi alla vita credendo di dover vedere l’altra di là. Questo è stato il tuo castigo. Ora devi vivere la vita e lasciarla vivere agli altri […]. Se ora questo tuo male io l’accetto e lo sento, lo sento come un bene, come un bene per me, questo è Dio, vedi».

Il padre allora chiede a Lucio che cosa debba fare. «Vivere in Dio nelle opere che farai. Alzati e cammina nella vita», gli risponde il figlio. Lucio esorterà, poi, anche la sorellina Lia, paralitica, a rialzarsi. Nella sorpresa di tutti lei riprende a camminare. L’uomo può sempre rialzarsi solo in virtù di una presenza. Lucio, Diego, Lia e tutti coloro che hanno assistito a questi fatti sono stati investiti dalla totale carità dell’Essere. La carità è la legge della realtà e, nel contempo, la legge profonda del cuore dell’uomo. Per questo motivo l’uomo trova una soddisfazione nell’adesione a questa profonda legge dell’Essere, perché la legge del cuore coincide con la legge del reale. Quell’amore che ci è stato spesso presentato in forma moralistica, come imperativo categorico, appartiene, invece, all’ontologia. L’amore non è un’imposizione esterna a cui ci si deve adeguare. L’uomo è chiamato a verificare attraverso la propria esperienza questa soddisfazione profonda, questa corrispondenza tra il cuore e la legge della realtà. Senza questa verifica l’amore sarà sempre percepito come un optional da rispettare solo per essere buoni. L’amore/carità non è un’alternativa, senza la carità nulla vale.

Cristo/carità è la Presenza che sa ridare un’unità alla persona umana frantumata, scissa, presa da mille preoccupazioni e animata da molteplici interessi che non sanno acquietare il nostro desiderio di felicità e di amore. Lo ha capito Luigi Pirandello, geniale interprete di quell’epoca contemporanea in cui il relativismo di stampo culturale, etico ed estetico ha portato all’affermazione di un uomo che si vede scisso come se fosse davanti a uno specchio rotto in centinaia di frammenti. (La nuova bussola quotidiana del 4-1-2015)

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