Luigi Pirandello nacque a Girgenti (Agrigento) nel 1867 in contrada Caos, secondo dei sei figli di Stefano Pirandello e Caterina Ricci Gramitto. La famiglia si era trasferita in campagna per sfuggire ad un’epidemia di colera.

Entrambi i genitori erano impregnati di una cultura fortemente risorgimentale: il padre aveva seguito Garibaldi in Aspromonte, mentre la famiglia di Caterina era antiborbonica.

Fino ad undici anni Pirandello non frequentò le scuole, ma venne educato da un precettore domestico. Solo nel 1878 s’iscrisse alla Scuola Tecnica di Girgenti. Proprietario di alcune miniere di zolfo, vittima di una frode nella gestione delle proprietà, il padre Stefano subì un tracollo finanziario e si dovette trasferire a Palermo con tutta la famiglia. Nel 1883 Luigi s’iscrisse al Ginnasio Vittorio Emanuele II di Palermo, terminato nel 1885. Intanto scoprì l’infedeltà del padre, che tradiva la moglie con una nipote, solo una delle sue tante infedeltà. Il comportamento fedifrago di Stefano senz’altro incise in maniera considerevole sulla relazione con il figlio che avrebbe conservato sempre un rapporto privilegiato con la madre.

Nel 1886 Pirandello s’iscrisse alla facoltà di Lettere a Palermo, città nella quale iniziò un legame sentimentale con la cugina Lina, di quattro anni più anziana.

L’anno successivo avrebbe lasciato quell’università e si sarebbe trasferito in quella di Roma anche per sottrarsi a quella relazione invisa al padre Stefano.

Intanto Luigi si era già cimentato con il teatro e con la poesia con la raccolta Mal giocondo (1889). Anche l’esperienza romana durò poco. Infatti, accadde un fatto poco noto che comportò l’espulsione dall’università. Il professore Onorato Occioni commise un errore mentre stava traducendo il Miles gloriosus di Plauto. Se ne avviderono alcuni studenti; in particolare un prete, seduto a fianco di Pirandello, non riuscì a trattenere il riso. A questo punto il professore iniziò ad inveire contro di lui. Pirandello allora si alzò in piedi e rivelò a tutti le ragioni della sua rabbia. Il caso venne allora riportato al consiglio di disciplina della facoltà di Lettere. Costretto ad abbandonare l’Università, su consiglio del professore Ernesto Monaci Pirandello si trasferì all’università di Bonn dove insegnava Filologia romanza il professore Foester, amico del Monaci.

In Germania Pirandello lesse gli autori romantici tedeschi, conobbe opere che mostravano la crisi dell’ideologia positivista e il disagio dell’uomo moderno. Ivi conobbe Jenny Schulz-Lander. Alla sorella Lina raccontò la serata in cui l’aveva conosciuta:

 

Fui addirittura forzato da una mascherina azzurra, un cappellaccio di paglia spropositato, che mi si attaccò al braccio e non mi lasciò per tutta la sera. A mezzanotte, ora in cui è costume tor via le maschere, fui meravigliatissimo di riconoscere nella mia diabolica incognita una delle bellezze più luminose che io abbia mai visto. Oggi, seguendo l’uso, mi son recato a farle visita in casa, per domandarle come l’avesse lasciata il pazzo uragano di ieri sera. Ella ha nome Jenny Lander, ha vent’anni.

 

Con la ragazza tedesca, priva d’inibizioni e di pregiudizi moraleggianti, iniziò una relazione più basata sul rapporto erotico e carnale che su una profonda stima umana.

Del resto Pirandello era ancora fidanzato con la cugina e lo sarebbe stato fino al 1891. Aveva cercato più volte di lasciarla adducendo la scusa di una malattia, ventilata da un illustre medico di Francoforte: per problemi cardiaci Pirandello avrebbe dovuto vivere con totale morigeratezza, lontano dal fumo, dall’eccessivo cibo e dai rapporti con le donne. Non sarebbe stato conveniente legarsi per tutta la vita ad una donna in matrimonio, così Pirandello scrisse alla sorella Lina. Poi nell’agosto 1891 indirizzò una lettera al padre, improntata ad una profonda ipocrisia, in cui raccontava del fidanzamento con la cugina, degli anni trascorsi in Germania, della solitudine provata, della tristezza della vita, del desiderio di dedicarsi solo all’arte:

 

Oh, mi si lasci solo, io non chiedo che di viver solo!, e chi veramente m’ama non dia, perfin col suo amore, altra ferita al mio cuore, che ne ha già troppo, e in fondo è malato. Io non debbo, io non posso sposare. Non ho altro da dire, e scusandomi presso Te, padre mio, non vorrei più dir altro a nessuno. Se per caso si rivolgono a Te a chiedere delle spiegazioni, dà Tu a leggere questa lettera dov’è tutta la mia storia e il mio dolore.

 

Fu il padre allora a rompere il fidanzamento compensando la famiglia della fidanzata con una bella somma di denaro. Laureatosi con una tesi sul dialetto di Girgenti nel 1891, Pirandello fece ritorno in Italia, rinunciando così anche al proprio amore per la ragazza tedesca. A Roma, conobbe letterati e giornalisti, iniziò la collaborazione con alcuni quotidiani e riviste, pubblicò la seconda raccolta di poesie Pasqua di Gea, dedicata all’amata Jenny.

Non avrebbe più avuto notizie dalla ragazza tedesca fino al 1923. Trasferitasi a New York, divenuta una famosa giornalista, venuta a conoscenza dell’arrivo nella città dello scrittore siciliano, celebre ormai in tutto il mondo, desiderosa di rivederlo, Jenny Lander gli fece recapitare un biglietto nell’albergo dove lui alloggiava. Pirandello non rispose mai ed evitò di incontrarla nei giorni trascorsi a New York.  (dal III capitolo di PIRANDELLO. UN PERSONAGGIO IN CERCA D’AUTORE)

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