Sono queste le basi su cui si sviluppa nel Quattrocento una nuova humanitas (ovvero educazione a partire dagli studia humanitatis) che tenta di leggere i testi antichi non più secondo la chiave ermeneutica medioevale, bensì nella prospettiva originale e autentica con cui sono stati scritti. Del resto, è proprio in quest’epoca che nasce l’espressione di media aetas per designare quel periodo, ormai definitivamente concluso, collocato tra la crisi della civiltà antica romana e la nuova epoca di ritorno alla classicità. Gli antichi sono sentiti come modelli umani, oltre che come modelli letterari.

Figlio di un certo Pietro, guelfo bianco di Firenze ed esiliato come Dante nel 1302 ad Arezzo, Francesco Petrarca nasce in quella città toscana nel 1304. La famiglia si trasferisce in Provenza nel 1312, stabilendosi a Carpentras. Pochi anni più tardi (1316) Petrarca si reca a Montpellier per studiare diritto. La madre muore nello stesso anno. Nel 1320 Petrarca lascia la città per studiare nella prestigiosa università di Bologna dove rimane in modo pressoché costante fino al 1326, quando gli giunge la notizia della morte del padre. Allora ritorna ad Avignone ed entra a far parte degli ordini minori, scelta probabilmente intrapresa non tanto per vocazione, ma per trovare un’efficace forma di sostentamento economico. Brillante conversatore, Petrarca entrerà in rapporto con importanti famiglie aristocratiche e con ecclesiastici come Giovanni e Giacomo Colonna.

Il 6 aprile 1327, un venerdì santo, nella chiesa avignonese di Santa Chiara, Petrarca incontra per la prima volta Laura, una delle figure femminili più note della letteratura mondiale, resa celeberrima dal Rerum vulgarium fragmenta ovvero dal Canzoniere. La donna cantata è quasi probabilmente Laura di Noves, sposata al nobile Sade (qualche studioso pensa che fosse lei della famiglia dei Sade), che morirà di peste il 6 aprile del 1348. Evidentemente la data e il luogo dell’incontro con Laura hanno una chiara significazione simbolica. Se il numero 9 contraddistingue in Dante la figura di Beatrice, il numero 6 è, invece, distintivo di Laura. Come BEATR-IX ha inscritto il nove nel nome stesso, in maniera analoga il nome Laura in latino (LAUREA) è composto da sei lettere. Ma la simbologia numerica incentrata sul numero sei si infittirà, come vedremo, proprio nella struttura del Canzoniere.

L’incontro con Laura in chiesa e di Venerdì Santo sottolinea che l’amore del poeta per la donna sarà vissuto in modo molto contradditorio, sentito come peccato e contrastante con la sua fede e con l’assunzione degli ordini minori. Se non si può più dubitare della reale esistenza di Laura, non si può neanche ritenere il suo nome fittizio. Laura è il reale nome della donna, nome che di certo assume una valenza simbolica su cui ritorneremo nelle prossime puntate. Giovanni Boccaccio e Giovanni Colonna dubiteranno, però, del fatto che Petrarca fosse davvero innamorato della donna, sostenendo che l’amore che il poeta esprime con il nome Laura sia, in realtà, quello per la laurea poetica, ovvero la fama e la gloria.

            Petrarca non sarà fedele alla castità promessa con l’assunzione degli ordini minori. Dalle relazioni sentimentali che intrattiene nascono senz’altro almeno due figli: nel 1337 il primo, di nome Giovanni, mentre nel 1343 Francesca, che gli starà vicino negli ultimi anni di vita ad Arquà Petrarca.

Intanto nel 1341 Petrarca viene incoronato poeta in Campidoglio a Roma, dopo essere stato interrogato dal dotto re di Napoli Roberto d’Angiò, che lo esamina per tre giorni consecutivi.

L’anno successivo il fratello Gherardo diventa monaco nella certosa di Montrieux. La scelta perentoria del fratello, di cui lui non è stato mai capace, acuirà la crisi spirituale di Petrarca. Forse sarà questa l’occasione spinta per la genesi del Secretum (o De secreto conflictu curarum mearum).  

Non ha ancora compiuto quarant’anni e Petrarca è già il poeta più conosciuto d’Europa. Nella prossima puntata vedremo come il poeta si comporterà come uomo e intellettuale, una volta raggiunta la notorietà cui aspirava. (La Nuova Bussola quotidiana del 24-1-2016)

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