altScritto probabilmente tra il 1347 e il 1353, divulgato postumo, il De secreto conflictu curarum mearum, meglio noto con il nome sintetico di Secretum, rivela una volta ancora la stima di Petrarca nei confronti di sant’Agostino, modello ideale che vorrebbe imitare soprattutto nella perentoria decisione di abbandonare il passato e la via del male abbracciando totalmente il bene incontrato.

Sant’Agostino, indicato semplicemente con il nome di Agostino, discorre con Petrarca, che familiarmente è chiamato Francesco, alla presenza di una bella donna, la verità, che non parlerà in tutti i tre dialoghi in cui si struttura il libro, ma apostroferà Petrarca solo nella prefazione: «Perché temi e ti turbi al mio insolito aspetto? Mossa a pietà de’ tuoi errori, venni di lontano a recarti aiuto, finche n’è tempo. Troppo e molto più che non era mestieri curvasti a terra gli sguardi annebbiati. Che se le terrene cose tanto t’allettano, che sarà mai ove tu rivolga il cuore alle eterne?». Con la forza della maieutica Agostino indirizza Petrarca a riconoscere la verità, il proprio male, gli errori commessi, anche quelli che non avrebbe mai ammesso, perché gli sono sempre apparsi come grandi beni.

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