altIl Canzoniere si propone come il romanzo dell’amore che Petrarca prova per Laura, così come la Vita nova di Dante intendeva essere la storia della vita rinnovata dall’incontro con una donna, Beatrice. In un certo senso, potremmo anche affermare che la raccolta poetica di Petrarca vuole competere con il prosimetro dantesco. E così come Beatrice va in Cielo l’8 giugno del 1290, allo stesso modo anche Laura muore durante la peste nera del 1348.

Quando Beatrice di Folco Portinari muore, il poeta entra in una crisi spirituale ed esistenziale. Per rispondere a tutte le sue domande decide di iscriversi ai corsi di teologia dei domenicani a Santa Maria Novella e dei francescani a Santa Croce. Poi, inizia a comporre un’opera che racconti il suo amore per Beatrice raccogliendo alcune poesie precedenti alla morte e altre realizzate in seguito. Tutti i componimenti verranno unificati con una prosa che ha la duplice funzione di raccontare le vicende fondamentali della storia e, nel contempo, di commentare i testi poetici. 

Il risultato è un prosimetro di trentun poesie, ispirato alle vidas provenzali (biografie di poeti provenzali famosi), alle razos (commenti sulle poesie), al De consolazione philosophiae di Severino Boezio, uno dei testi più influenti nel Medioevo cristiano. Nella Vita nova alcuni segni sono presaghi della morte di Beatrice. Dapprima Dante si ammala, sperimentando così sofferenza e dolore, poi muore il papà di Beatrice e lo stesso Dante ha una visione in cui l’amata va in Cielo. Infine, Beatrice muore davvero. Allora Dante pensa di trovare consolazione in una donna gentile che sembra comprendere il suo dolore e provare compassione per lui. La visione di Beatrice, apparsa in sogno nella gloria del Cielo, richiamerà il poeta al significato dell’incontro con lei, dal quale la sua vita è stata rinnovata. La Vita nova si conclude con la promessa di Dante di scrivere per Beatrice versi che mai nessuno ha scritto per l’amata: è in un certo senso la profezia della composizione della Commedia e, in particolar modo, del Paradiso, che verrà composto vent’anni più tardi.

Petrarca viene a conoscenza della morte di Laura da una lettera inviatagli a Parma dall’amico Socrate nel maggio 1348. Pochi mesi più tardi muore anche il cardinale Giovanni Colonna presso cui aveva lavorato per tanti anni. L’ultimo componimento della sezione In vita di Laura è il numero CCLXVI. Recita così: «Signor mio caro, ogni pensier mi tira/ devoto a veder voi, cui sempre veggio:/ la mia fortuna (or che mi pò far peggio?)/ mi tene a freno, et mi travolge et gira.// Poi quel dolce desio ch’Amor mi spira/ menami a morte, ch’i’ non me n’aveggio;/ et mentre i miei duo lumi indarno cheggio,/ dovunque io son, dí et notte si sospira.// Carità di signore, amor di donna/ son le catene ove con molti affanni/ legato son, perch’io stesso mi strinsi.// Un lauro verde, una gentil colomna,/ quindeci l’una, et l’altro diciotto anni/ portato ò in seno, et già mai non mi scinsi». 

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