Studiare è bello e mi interessa! È un’affermazione forte e che suona a dir poco provocatoria. Ditelo a quei ragazzi che passano ore della giornata a studiare perché sentono il dovere di farlo e vogliono riuscire a conseguire buoni risultati o a quelli che studiano perché devono recuperare dei risultati negativi o a quelli che passano la maggior parte della loro giornata dedicando il loro tempo ad altre passioni o ad altri svaghi. Ditelo ai ragazzi che si sono sempre sentiti dire che si deve studiare, perché è un dovere e basta, perché così si conseguiranno degli obiettivi nella vita, si otterranno diploma e laurea e si eserciterà, poi, una professione.

CONTA SOLO L’OGGI. Siamo arrivati alle ultime settimane prima della fine del quadrimestre e l’obiettivo, quello delle valutazioni finali, appare più vicino. Ora si vedranno moltiplicati gli sforzi di molti studenti. Aveva ragione Leopardi quando osservava nello Zibaldone che la tendenza a procrastinare la felicità al futuro sino a giungere al desiderio di conseguire la felicità dai posteri si accentua sempre più man mano che l’uomo cresce e si fa adulto ed è pressoché assente nel bambino. Questi non pensa che al presente e riesce a concepire il futuro solo come l’attimo immediatamente successivo al presente tanto che «proporre al fanciullo (per esempio negli studi) uno scopo lontano (come la gloria e i vantaggi ch’egli acquisterà nella maturità della vita o nella vecchiezza, o anche pur nella giovinezza), è assolutamente inutile per muoverlo (onde è sommamente giusto ed utile l’adescare il fanciullo allo studio col proporgli onori e vantaggi ch’egli possa e debba conseguire  ben tosto, e quasi di giorno in giorno, ch’è come ravvicinare a’ suoi occhi lo scopo della gloria e dell’utilità degli studi…)».

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