Anche l’evoluzione del termine «scuola» ci testimonia che per gli antichi era davvero un’occasione importante quella di ritrovarsi a discutere sulla vita, sulla realtà, sul mondo. Per questo ci si ritrovava, per scoprire il senso e il valore della vita e della realtà. Oggi, purtroppo, il termine «scuola» è diventato troppo spesso sinonimo di noia, fastidio e carcere tetro dal quale evadere il prima possibile. Ora che la scuola è diventata obbligatoria, non più occupazione spontanea del proprio tempo libero, deve conservare ancora quella scaturigine da cui è nata, quella sete e quel gusto di sapere, di conoscere, di scoprire, di incontrare, di dialogare, di scoprire.

Non c’è risposta ad una domanda che non si pone. L’augurio è che durante le vacanze il cammino dell’adulto e del ragazzo possa essere una vera esperienza. Da cosa si misura un’esperienza? Dall’esito, dalle delusioni, dai risultati, sì in parte anche da questo, ma soprattutto dal fatto che quanto si vive divenga occasione per essere più uomini e più umani, per capire un po’ meglio la propria persona, la strada e che cosa abbia a che fare quanto viviamo con il nostro desiderio di felicità. Quando fai esperienza davvero, lo capisci, perché guadagni qualcosa di te e della realtà.

 (pubblicato su Tempi.it del 3-6-2013)

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