altItinerario nella prima cantica in compagnia di Giovanni Fighera

Non si tratta di riattualizzare la Commedia, in questione non è la capacità che il maggior poema della letteratura italiana ha di trasmettere qualcosa a chi lo legge: sono passati sette secoli da quando Dante ha posto mano alle sue terzine, eppure ancora oggi siamo affascinati da quel mondo ultraterreno, dalla forza visionaria della sua poesia, dalla luce sul destino di ogni uomo che le tre cantiche dantesche continuano a proiettare.

Giovanni Fighera, autore di Tre giorni all’Inferno. In viaggio con Dante (Ares, Milano 2016, pp. 176, € 13), sa che è superfluo fare un discorso apologetico sulla Commedia e sceglie una strada diversa: quella di un commento agile, che incrocia fonti e riferimenti della cultura medievale, qui e là intersecandoli con riflessioni sulla mentalità dell’uomo contemporaneo. Dante siamo noi – sembra volere suggerire – ma non dobbiamo dimenticarci che è il XIII secolo ad alimentare il suo immaginario.

Il punto di partenza è la scuola. Già, perché tra i banchi degli istituti superiori e dei licei Dante tende a essere dimenticato. Come ricorda Fighera nella premessa al suo volume, quando, nel 2005 e nel 2007, alla prima prova dell’esame di Stato è stata proposta agli studenti l’analisi e il commento di due passi tratti dalla Commedia, il risultato non è stato incoraggiante: sono stati in pochi a scegliere il tema. Colpa del poco tempo dedicato alla studio del poema dantesco nei programmi scolastici, colpa forse anche del fatto che alla Maturità ci si aspetta di confrontarsi con autori del Novecento. Ogni anno si contano infatti le ricorrenze: nel 2015 erano trascorsi cent’anni della Grande Guerra e settantacinque dalla Liberazione (infatti, puntuale, è stata stilata una traccia sul racconto della Resistenza di Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno); quest’anno si festeggiano settant’anni dalla nascita della Repubblica, centoventi da quella di Eugenio Montale, ottanta dalla morte di Luigi Pirandello e cinquanta da quella di Elio Vittorini, ma fino al 2018 ricordiamo che c’è ancora tempo perché sia assegnato un testo sulla prima guerra mondiale con autori come Gabriele D’Annunzio, Filippo Tommaso Marinetti o Giuseppe Ungaretti.

E Dante? Il padre della lingua italiana sembra essere stato messo sempre in disparte, come se lo studio della Commedia non fosse indispensabile oppure come se fosse troppo complesso addentrarsi nel mondo ultraterreno che si spalanca di fronte alla mente del lettore. Se ci sembra difficile accostarsi a qualcosa che ci appare lontano per mentalità e cultura (Dante è un uomo del Medioevo, non dimentichiamolo), forse quello di cui abbiamo bisogno per superare le nostre resistenze è proprio trascorrere “tre giorni all’Inferno” con le pagine Giovanni Fighera.

 

 

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