Pasolini
     
 

L’8 luglio 1974, l’anno prima della sua morte per molti aspetti ancora oscura, Pier Paolo Pasolini scrive una «lettera aperta  a Italo Calvino» in cui l’intellettuale si difende dall’accusa di rimpiangere «l’Italietta» «piccolo borghese, provinciale, ai margini della storia». Così si esprime: «Allora tu non hai letto un solo verso delle Ceneri di Gramsci o di Calderòn, non hai letto una sola riga dei miei romanzi, non hai visto una sola inquadratura dei miei films, non sai niente di me!». L’Italietta, afferma Pasolini, è proprio quella che lo ha arrestato, processato, linciato per vent’anni. Pasolini, invece, rimpiange il «mondo contadino prenazionale e preindustriale», che viveva «l’età del pane», era «consumatore di beni estremamente necessari». Ormai, invece, c’è un unico modello culturale a cui ci si conforma «prima di tutto nel vissuto, nell’esistenziale».

Pier Paolo Pasolini (1922-1975) è una delle intelligenze più vive, degli intellettuali più acuti del Novecento, dotato di una versatilità tale da potersi distinguere nel campo della poesia, del cinema, della narrativa, del giornalismo. Accusato di corruzione di minorenni e di atti osceni in luogo pubblico, nel 1949 viene espulso dal PCI di Udine e per anni fatica a trovare lavoro. Pochi anni più tardi (1955), il romanzo Ragazzi di vita susciterà lo scandalo, le accuse e finanche il processo per il tema scabroso trattato. Pasolini sarà prosciolto con formula piena. In suo favore interverranno le testimonianze di figure quali Carlo Bo e Ungaretti. Sterminate saranno nei due decenni successivi le produzioni poetiche (La meglio gioventù, Le ceneri di Gramsci, Trasumanar e organizzar,…), narrative  (Ragazzi di vita, Una vita violenta, …), saggistiche (Passione e ideologia, Scritti corsari, Lettere luterane, …), teatrali (Calderòn, …) e cinematografiche (Accattone, Mamma Roma, Il vangelo secondo Matteo, Il Decameron, …). Il 2 novembre 1975 Pasolini viene trovato ucciso all’idroscalo di Ostia.

 

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