Le vicende autobiografiche di Pascoli sono a tutti note: a soli dodici anni perde il padre in una circostanza tragica (ucciso mentre ritornava a casa), l’anno seguente (1868) muore la madre Margherita, a detta del poeta per l’insopportabile dolore a seguito della scomparsa del marito. Segni indelebili di questi dolori e della nostalgia dei suoi cari compariranno in tutta la produzione pascoliana, in particolar modo in Myricae e nei Primi e nuovi poemetti.

Nella poesia «I due orfani» appartenente a I primi poemetti Pascoli ci racconta di due bimbi che, una sera, spaventati per un temporale, nella loro camera non riescono a prendere sonno e cercano di farsi compagnia parlando e riempiendo il silenzio con le parole. Ogni rumore, anche il più impercettibile, provoca in loro una sensazione di pericolo. L’andamento narrativo, tipico della terzina dantesca, è qui sostituito dalla forma drammatica, cioè teatrale, nell’incalzare repentino delle domande e delle risposte. Ne nasce un rapido e serrato dialogo dal tono colloquiale. Pascoli divide il racconto in due parti, come se fossero due brevi capitoli della storia.

 

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