Alla lettera di Papa Francesco a Eugenio Scalfari hanno risposto il teologo Vito Mancuso (13 settembre) e il diretto interessato Scalfari (15 settembre).

Mancuso elogia l’intervento di Papa Francesco, “esemplare per apertura, coraggio e profondità”, oltre che per capacità di dialogo: “una lezione di laicità, una specie di discorso sul metodo”. Eppure, nota Mancuso, non si possono dimenticare le differenze, le distinzioni, i contrasti. Non si può tralasciare la differenza tra credenti e non credenti. Per i non credenti l’uomo è “scimmia pensante, … bestia da cui proveniamo”, per usare le espressioni di Scalfari. Per i credenti “la nostra origine […] proviene da un Pensiero, e va verso un Pensiero, che è Bene, Armonia, Amore. “La differenza peculiare (tra credenti e non credenti) non è tanto l’accettare o meno la divinità di Gesù, quanto piuttosto, più in profondità, la potenzialità divina dell’uomo”. Per Mancuso “il punto decisivo non è né Cristo né la Chiesa, ma la natura dell’uomo”: è orientata al Bene oppure no, proviene dalla luce oppure no? Rifacendosi ad un passo delle Confessioni di Sant’Agostino Mancuso afferma che l’uomo quando ama Dio ama la luce interiore che è in lui. L’uomo proviene dal Bene, è orientato verso il Bene che compie ascoltando la voce della propria coscienza.

Il 15 settembre Scalfari sintetizza così il pensiero e il credo di Mancuso: egli “crede nel Pensiero che porta verso il Bene. Quel pensiero è Dio e ci ispira solidarietà e giustizia”. In cosa crede Mancuso? In qualcosa “fuori dallo spazio e dal tempo”, in una promessa consolatoria, in un pensiero. Insomma la posizione da credente di Mancuso conferma per Scalfari la tesi che l’uomo è una “bestia pensante”. Ma, scrive, “la nostra prima ancora di essere una specie pensante è una specie desiderante” e, mentre “i desideri degli animali sono coatti e ripetitivi, quelli della nostra specie sono invece evoluti e da un desiderio appagato ne nasce immediatamente un altro”. Nella parte successiva della lettera Scalfari distingue tre gradazioni crescenti di amore: quello per sé (narcisismo), per l’altro (l’amicizia, l’attrazione sessuale, …), per gli altri (il prossimo). Gesù è la migliore espressione di questa, ultima, forma di amore, la più alta. Per questo l’espressione migliore del cristianesimo è per Scalfari la crocefissione di Gesù, non la sua resurrezione. Scalfari si augura, infine, che il dialogo con Papa Francesco continui e il tema potrebbe essere “fra crescere l’amore per gli altri almeno allo stesso livello dell’amor proprio”.

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