IL SECONDO OTTOCENTO DA CAPIRE 9 - Carducci e le stagioni della vita PDF Stampa E-mail
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IL SECONDO OTTOCENTO DA CAPIRE 9 - Carducci e le stagioni della vita
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Risultati immagini per carducciPur se attratto dal progresso, Carducci avverte una grande distanza tra la modernità e l’antichità, conquistato dalla classicità, dalla grandezza dell’antica Roma, da forme metriche e stilistiche che avevano raggiunto livelli elevati di raffinatezza e cura formale. Per questo il poeta persegue anche l’introduzione delle antiche forme metriche classiche all’interno della lirica contemporanea. L’operazione è ardita. 

Il distico elegiaco, costituito da brevi stanze composte da un esametro e da un pentametro e tipico non solo delle elegie, ma anche degli epigrammi, viene riprodotto nella metrica italiana e utilizzato in componimenti ricchi di nostalgia e di malinconia. È il caso di «Nevicata» (appartenente alla raccolta Odi barbare). Il lento cadere della neve addormenta progressivamente la vita, i rumori, i suoni, quelli che caratterizzano la gioventù e la sua gaia spensieratezza come pure l’età adulta nel suo infaticabile correre e nella sua incessante attività.

Le stesse ore, cadenzate, come sempre accadeva nel passato, dallo scampanio, sembrano quasi fermarsi, restituendo l’impressione della partecipazione al torpore della natura. Il suono delle campane pare arrivare da un mondo lontano dal nostro, il mondo dell’oltretomba, dove tutto è ormai immobile e impalpabile. Il bel paesaggio invernale tratteggiato da Carducci si fa carico di immagini e di parole simboliche. Gli stessi uccelli cercano di comunicare con il poeta picchiando sui vetri come se volessero annunciargli qualcosa, come fossero portavoci dei cari amici estinti, provenienti dall’Ade.

È un destino, scevro di qualsiasi speranza, che accomuna ogni uomo. Il poeta si sente vicino alla morte, la «fatal quiete» foscoliana ora descritta come silenzio e ombra, dove trovare riposo. Se Foscolo percepiva la serenità e la pacificazione dei sensi, Carducci avverte l’ineluttabilità. Se è vero che un indomito cuore accomuna Carducci a Foscolo, espressione di furori e di passioni che possono trovare pace solo una volta che tutta l’energia vitale si è assopita, è altresì vero, però, che il quadretto generale, le immagini, i colori e il ritmo stesso trasmettono una malinconia profonda.



 

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