PREFAZIONE DI MONS. LUIGI NEGRI

Carissimo Giovanni,

ti ringrazio di avermi fatto leggere in anteprima questo tuo bel volume per il quale, con molto piacere, scrivo queste brevi riflessioni introduttive. Ci hai aperto in modo lucido e umanissimo una riflessione profonda e rivisitata su grandi autori della nostra tradizione letteraria e ci hai riaperto la coscienza di quella umanità nuova che Gesù Cristo dona a quelli che obbediscono nella fede in Lui. Il cristianesimo, ce lo ha sempre ricordato Benedetto XVI fin dai primi momenti del suo pontificato, è la bellezza della vita, di una vita che raggiunge misteriosamente, gratuitamente il fondo della propria identità e lo raggiunge per la presenza della grazia di Dio che è Gesù Cristo. La bellezza che depositata nel fondo del cuore, secondo la bellissima immagine di S.Giacomo: un seme di immortalità viene seminato nei nostri cuori, questa bellezza che è già tutta potenzialmente dentro il misterioso gesto del battesimo ci coinvolge con la vita stessa del Signor Crocifisso e Risorto e viene affidata alla libertà di ciascuno di noi. Fiorisce nel cuore dell’uomo, fiorisce nella vita della comunità e dalla vita della comunità investe il mondo perché la persona gioca integralmente la sua libertà in questa grazia, consentendole di maturare adeguatamente. E’ il Regno di Dio, in sostanza, che ci viene aperto, secondo una immagine bellissima di Giovanni Paolo II che commentava le prime parole del Vangelo di Marco: il tempo è compiuto, il Regno è venuto, convertitevi e credete al Vangelo. Il Regno di Dio, questa novità totale dell’uomo, del mondo, della storia, del cosmo si apre davanti a ciascuno di noi ed è offerta a ciascuno di noi come possibilità di cammino.

Ecco, questo straordinario potenziamento della libertà umana, ecco la grande, definitiva forza del cattolicesimo che nei secoli ha saputo coniugare, senza soluzione di continuità, grazia e libertà, riconoscendo ogni giorno, a partire dalla celebrazione eucaristica, l’assoluta e intrascendibile novità della grazia che ci è data ma, insieme, sentendo che questa grazia assume una forma vera nella persona e nel mondo perché la libertà sa implicarsi in questa grazia, custodirla e farla maturare. Così la vita umana, e questo l’abbiamo imparato tante volte nella straordinaria avventura ecclesiale che il Signore ci ha fatto vivere, diventa un cammino, un cammino quotidiano dentro la novità del Signore risorto, novità che rimane, certamente, in ogni momento trascendente la realtà della storia, ma che si documenta già nella storia con quelli che la liturgia ambrosiana chiama, tante volte, i preamboli della Resurrezione. I segni reali, concreti, vissuti, sperimentati del mondo nuovo che apparirà in tutta la sua innegabile e trascendente definitività ma che è largamente anticipata nell’esperienza di quella continua penetrazione nella Resurrezione del Signore, nella vita concreta, nella vita storica, nella vita della persona, nella vita della società. Questa è la bellezza e la pienezza della verità e della carità; della verità che cambia l’intelligenza dell’uomo e ne dilata la ragione; della carità che consente all’uomo, nonostante tutti i suoi limiti, i suoi errori, i suoi ritorni, le sue diversioni, di cominciare a vivere sulla terra la grande avventura di amare gli uomini e le cose con il cuore stesso di Dio: cioè secondo la carità. E così la verità, la bellezza e la carità della vita cristiana si documentano nel mondo attraverso la vita cristiana, vissuta come missione secondo la grande intuizione di S.Ireneo che la gloria di Dio è un uomo nuovo che viene nel mondo. Questa certezza che anima il cuore della chiesa fin dai suoi primi giorni, anima la grande predicazione di Pietro, di Paolo, la testimonianza di Stefano e poi si scioglie, come un filo d’oro, nella storia della chiesa attraverso la testimonianza e la predicazione dei grandi santi ma anche attraverso la testimonianza concreta del popolo di Dio che vive quella che il Concilio ecumenico ha chiamato la santità comune del popolo di Dio. Ha trovato delle espressioni significative, singolari, commoventi in grandi opere della letteratura che tu hai saputo leggere con profondità, utilizzando come ermeneutica della letteratura, la domanda religiosa che anima il cuore dell’ uomo e la grande, definitiva risposta che Dio ha dato. E un ringraziamento a te per questa tua opera che presumo e mi auguro, in questo momento così intenso e drammatico della vita della Chiesa e dell’umanità, possa essere uno strumento attivissimo, soprattutto per i giovani, per riscoprire che la vita umana solo nel mistero di Cristo ha il suo compimento. Ma già nel suo porsi, la vita umana è una cosa grande e irriducibile a qualsiasi condizione e a qualsiasi condizionamento. Dalle tue pagine traspare quell’amore verso i giovani che anima la tua vita di insegnante; il grande Gabriel Marcel diceva una volta: ama chi dice all’altro tu puoi non morire. Questo tuo libro porta a tanti giovani ed anche a tanti adulti questa grande certezza della fede; è un amore che dice a ciascuno di noi: tu puoi non morire e questa è la cosa più commovente e più stupefacente della fede che nelle tue pagine ha trovato nuove vibrazione e nuove risonanze.

Pennabilli, 29 Aprile 2008

Monsignor Luigi Negri

Vescovo di San Marino-Montefeltro

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