«Nobile semplicità e calma grandezza» sono, a detta dello storico dell’arte Johann Joachimm Winckelmann (1717-1768), due caratteristiche imprescindibili dell’arte classica antica. Il critico d’arte prussiano ne Pensieri sull’imitazione dell’arte antica indica nell’«equilibrio interiore» e nel «dominio delle passioni» le prerogative grazie alle quali l’artista raggiunge la perfezione (dal latino perficio ovvero «realizzo dall’inizio alla fine», «compio fino in fondo»). Così, scrive:

 

la generale e principale caratteristica dei capolavori greci è una nobile semplicità e una quieta grandezza, sia nella posizione che nell’espressione. Come la profondità del mare che resta sempre immobile per quanto agitata ne sia la superficie, l’espressione delle figure grche, per quanto agitate da passioni, mostra sempre un’anima grande e posata.

L’opera deve essere come il mare in tempesta ad una profondità di venti o trenta metri, laddove la burrasca e il vento tacciono e impera la calma.

Lo storico dell’arte adduce l’esempio della statua di Laocoonte. Figlio di Priamo e sacerdote di Apollo, costui cerca di dissuadere i troiani dal portare all’interno delle mura di Troia il cavallo partorito dall’inganno dei greci. Due serpenti marini, inviati  da Atena  nemica dei teucri, lo divorano.

 

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