Mercoledì 29 novembre ore 21.

L’ADDIO DI VIRGILIO E L’INCONTRO CON BEATRICE.

DALLA BALZA DEGLI LUSSURIOSI AL PARADISO TERRESTRE. LA PROFEZIA FINALE.

A TREZZO BIBLIOTECA “A. MANZONI” VIA DANTE 12

RELATORE GIOVANNI FIGHERA

Le serate inizieranno
con un breve momento musicale
In biblioteca saranno disponibili al prestito
libri, DVD e audiolibri a tema
Sono previste visite guidate alla Quadreria Crivelli
dalle ore 20 nelle serate dell’8 e 29 novembre, e’ gradita la prenotazione.

Siamo ormai giunti alle ultime parole che il maestro Virgilio rivolge a Dante prima di scomparire definitivamente dal palcoscenico della Commedia. Il poeta fiorentino è ormai giunto di fronte al Paradiso terrestre, l’Eden abitato un tempo da Adamo ed Eva. Virgilio allora sintetizza il senso di tutto il viaggio compiuto fin qui tra Inferno e Purgatorio. Con grande senso di umiltà l’autore dell’Eneide confessa di non poter più aiutare Dante, perché ora gli occorre un’altra guida che lo porti a vedere i Cieli e poi a contemplare la gloria di Dio: «Il temporal foco e l’etterno/ veduto hai, figlio; e se’ venuto in parte/ dov’io per me più oltre non discerno./ Tratto t’ho qui con ingegno e con arte;/ lo tuo piacere omai prendi per duce;/ fuor se’ de l’erte vie, fuor se’ de l’arte./ Vedi lo sol che ’n fronte ti riluce;/ vedi l’erbette, i fiori e li arboscelli/ che qui la terra sol da sé produce». Lo invita, poi, a riposare fintanto che arrivi Beatrice. Infine, lo incorona padrone di se stesso e della sua libertà, ora che si è purificato da tutti i peccati. Se il nostro cuore è pulito e purificato, non può fallire. Questo significa che l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio e tende per natura alla bellezza, al bene, alla verità, alla giustizia. Queste sono le ultime parole di Virgilio: «Non aspettar mio dir più né mio cenno;/ libero, dritto e sano è tuo arbitrio,/ e fallo fora non fare a suo senno:/ per ch’io te sovra te corono e mitrio».

Dante ha di fronte a sé il Paradiso terrestre, ovvero l’Eden, descritto come un locus amoenus: «una divina foresta» attraversata da un fiume, il famoso Lete di reminescenza classica e virgiliana, le cui acque fanno dimenticare a chi le beve il male compiuto. Pudica e rivestita di candido riserbo, vi si staglia Matelda, simbolo di quella condizione di felicità umana e terrena che l’uomo aveva prima del peccato originale. Scopriremo, poi, che il suo compito è quello di condurre le anime agli ultimi due riti di purificazione attraverso il Fiume Lete e il fine Eunoe: bevendo l’acqua del primo, il poeta dimenticherà il male compiuto mentre l’acqua del secondo gli permetterà di ricordare il bene compiuto.

 

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