In occasione del Meeting di Rimini edizione 2013 (domenica 18 agosto-sabato 24 agosto) dal titolo EMERGENZA UOMO proporremo la lettura  quotidiana di una parte del libro “Che cos’è mai l’uomo, perchè di lui te ne curi? L’io, la crisi, la speranza” che mette a tema la vera crisi dell’uomo nella contemporaneità. Partiamo partendo dall’invito alla lettura di Gianfranco Lauretano.

 

INVITO ALLA LETTURA DI GIANFRANCO LAURETANO 

Questo libro di Giovanni Fighera è un percorso preciso e documentato, passo a passo, su una questione che l’autore ritiene fondamentale: senza il Mistero, il mondo è più piccolo e assurdo, soprattutto la parte più interessante del mondo, cioè l’io, la persona. È proprio questo il punto di partenza con cui inizia la meticolosissima indagine di Fighera: riportando alcuni dati antropologici incontestabili, l’autore definisce i punti salienti del «disagio dell’io», il primo dei quali è la situazione di diffusa incertezza esistenziale che viviamo:

Spenti tutti i lanternoni del passato, l’epoca contemporanea assiste all’accensione di un nuovo lanternone culturale che nega l’esistenza di qualsiasi verità assoluta, privilegia una finta tolleranza in nome di un presunto multiculturalismo, si rivolge all’esperto in ogni campo, una volta che tutte le figure di riferimento del passato sono cadute. Persa di vista l’unità del sapere e il senso complessivo della cultura, si assiste ad una parcellizzazione delle discipline che non sono più riconducibili ad un unicum, che non riescono a dialogare tra loro.

Spenta la lanterna della verità assoluta, l’uomo vive una stagione di apparente leggerezza che è come il sipario dietro cui si cela una «gaia disperazione», ossimoro assai centrato per esprimere quel misto di leggerezza e debolezza che è non solo il nocciolo del pensiero filosofico contemporaneo (ma l’autore avverte che la filosofia che impronta la mentalità di oggi passa preferibilmente attraverso i media di massa piuttosto che la scuola o le istituzioni tradizionalmente deputate alla cultura) ma la stoffa della stessa esistenza quotidiana di gran parte dei contemporanei. Il modello è quello virtuale dei divi, non dei maestri; neppure più dell’eroe antico, oggi palesemente ritenuto impossibile per la comprovata discrepanza tra azione e ideale.

 

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