La storia di Perceval e del Sacro Graal è una delle vicende che più ha affascinato l’epoca contemporanea. Chrétien de Troyes (1135-1190) è il primo a raccontarne la vicenda. Tenuto dalla madre lontano dalla città per paura che possa intraprendere la strada del padre e del fratello, entrambi morti nell’adempimento dei propri compiti, un giorno Perceval incontra dei cavalieri. Non ne conosce il nome, ma, affascinato dall’armatura, comprende che anche lui vuole seguire le loro orme. La madre lo lascia partire. Nel tempo sarà educato alla cavalleria dal maestro Gornemont de Goorn, imparerà a prestare soccorso ai deboli, alle donne e ai bimbi, apprenderà il codice della cavalleria. Si innamorerà, poi, della bellissima Biancofiore, ma l’abbandonerà per ritornare dalla madre. Dopo diverse vicissitudini si imbatterà nella grande avventura. Un ostacolo, un fiume, posto sul suo cammino è l’occasione di conoscere un pescatore che invita Perceval nella sua abitazione. Lì il pescatore si presenterà al cavaliere come un re ammalato. In una reggia immensa Perceval assiste ad una scena strana e quasi incomprensibile. Un paggio porta una lancia insanguinata, mentre una dama segue con una larga coppa in mano, un Graal, che emana una luce luminosa. Perceval vorrebbe chiedere e domandare quale sia il significato del gesto. Ma non chiede. Non ha ancora appreso l’atteggiamento della mendicanza. Viene servito il pranzo. «A ogni portata, vede ripassare davanti a sé il Graal tutto scoperto. Ma non sa a chi lo si serva. Ha il desiderio di saperlo, ma pensa che avrà tempo di domandarlo domani  a uno dei valletti della corte […]. Rinvia così la domanda».

Per questo, il giorno seguente, al risveglio Perceval non troverà più nessuno nella reggia. «Chiama, ma non v’è risposta». Se il giorno precedente avesse chiesto, il regno sarebbe tornato fecondo e il re sarebbe guarito. Se avesse chiesto, avrebbe scoperto che il calice, il Graal, era portato al padre del re Pescatore, che nessuno può vedere. Invece, la sua vita sarà d’ora innanzi tutta investita dalla ricerca (queste) di quel calice. Perceval dimentica, però, i saggi consigli ricevuti dalla mamma. Per cinque anni non celebra più la messa. Finalmente, un giorno, ha la grazia di incontrare nuovamente quanto aveva già conosciuto da giovane. Il venerdì santo sul suo cammino si parano tre cavalieri e sette dame. Provengono dal Santo eremita. Ricordano a Perceval il Kerigma cristiano: «(Oggi) è il venerdì adorato, in cui si devono piangere i propri peccati e adorare la croce, perché in questo stesso giorno fu crocifisso e venduto per trenta denari Colui che fu mondo di peccato. Egli vide le colpe di cui il mondo è impastoiato e macchiato, e per esse si fece uomo. È verità che fu Dio e uomo, ché la Vergine partorì un figlio concepito dallo Spirito santo. Dio ne ricevette sangue e carne. Così la sua divinità fu ricoperta di carne d’uomo. Chi in tal guisa non lo cercherà mai lo vedrà in viso. È nato da madama la Vergine e prese forma e anima d’uomo con la sua Santa divinità. E in tal giorno, in verità, fu messo in croce e trasse i suoi amici dall’Inferno. Quella morte fu molto santa, ché salvò i vivi e i morti facendoli passare dalla morte alla vita».

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