Devo confessarlo. Questa mattina all’apertura del plico telematico relativo alle tracce di italiano non sono rimasto in alcun modo sorpreso. Prova ne sia il fatto che due giorni fa, ispirandomi ai criteri nella formulazione della prima prova  che hanno caratterizzato le scelte dell’anno scorso e richiamandomi alle ricorrenze del 2018, ho scritto proprio su La Nuova Bussola Quotidiana: «Quest’anno potrebbero essere proposti nomi importanti già usciti (ad esempio Ungaretti per il centesimo anniversario della fine della guerra) o il Ministero potrebbe proporre letterati minori che non si affrontano a scuola (come è accaduto negli ultimi anni) con la prospettiva di soffermarsi più sulle competenze che sulla cultura e sulla tradizione. Veniamo ora alle altre tipologie: B (articolo/saggio breve), C (tema di storia) e D (tema di attualità). Credo che le proposte possano riguardare importanti anniversari (il Sessantotto o la morte di Aldo Moro o l’entrata in vigore della Costituzione) oppure questioni del modo giovanile di cui quest’anno si è particolarmente parlato nel mondo della scuola e sui media (il bullismo) o problemi della società contemporanea (come immigrazione, tolleranza)».

I pronostici si sono pienamente avverati. La tipologia A ha proposto un brano tratto dal romanzo Il giardino dei Finzi-Contini (1962) di Giorgio Bassani, opera che ha favorito in Italia il diffondersi del best seller insieme al Gattopardo (1959) di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. A distanza di quasi sessant’anni non è certo un testo letto e amato dagli studenti dei nostri anni. Del resto, la scelta è del tutto coerente col criterio attuale di non selezionare autori classici o opere note e conosciute perché la volontà è quella di valutare le competenze e i valori acquisiti (in linea teorica), non la cultura dello studente. Il brano proposto racconta l’esclusione dalla biblioteca pubblica del protagonista, colpevole di avere radici ebraiche. Le domande sul testo hanno chiesto il riassunto (competenza ritenuta ormai fondamentale nelle prove scritte della Scuola secondaria di primo e di secondo grado) e la spiegazione di alcune situazioni, frasi ed espressioni del testo. Non è stato domandato nulla in relazione allo stile dell’autore. Ecco, infine, «l’interpretazione complessiva e approfondimenti»: «Proponi una interpretazione complessiva del brano di Bassani, approfondendo il tema dell’antisemitismo anche con riferimenti a opere di altri autori che conosci. In alternativa, proponi una tua riflessione sul tema più generale della discriminazione e dell’emarginazione; anche in questo caso puoi arricchire le tue riflessioni con riferimenti a opere letterarie che conosci».

La tipologia B offre documenti di ambiti differenti che permettano di stendere un articolo di giornale o un saggio breve. La tipologia B1 (ambito artistico-letterario) riguardava «i diversi volti della solitudine nell’arte e nella letteratura» con brani da De vita solitaria di Petrarca o da Uno, nessuno e centomila di Pirandello o versi di Quasimodo («Ed è subito sera»), di Alda Merini («Piccoli canti»), di Emily Dickinson («1695»). La prova B2 (ambito socio-economico) era sulla creatività, «risultato di una formula complessa, frutto del talento e del caso». L’ambito storico-politico proponeva l’argomento «masse e propaganda», mentre l’argomento tecnico-scientifico verteva sul «dibattito bioetico sulla clonazione».

Il tradizionale tema è sopravvissuto solo nella tipologia C (di argomento storico) e D (di ordine generale). Il tema storico chiedeva di analizzare criticamente l’affermarsi della cooperazione internazionale nel Secondo dopoguerra sostenuta da Alcide De Gasperi e da Aldo Moro. Infine, la tipologia D proponeva una riflessione sull’uguaglianza «formale e sostanziale nella Costituzione» a partire dall’articolo 3: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

Qual è la linea guida di quest’anno? Quattro temi su sette riguardavano la questione della discriminazione, dell’uguaglianza, della solitudine, della necessità della cooperazione. Chiaro è l’intento di sensibilizzare gli studenti nei confronti di temi come l’immigrazione, l’accoglienza, la diversità. Ma mi chiedo se l’Esame di Stato abbia una funzione educativa oppure debba valutare un percorso culturale e umano. Il rischio è quello di ridurre l’iter formativo ad un insieme di valori cui sensibilizzare gli studenti, valori che non siano ben calati in un processo di formazione della persona. I valori non possono essere mai disgiunti dall’humus all’interno del quale nascono e si sviluppano. I frutti nascono da un radicamento nella tradizione, da una cultura, termine che deriva dal verbo latino «colo» che significa «coltivare», «abitare», «venerare». Nel termine «cultura» risiede questo radicamento nelle proprie origini e nella propria terra, senza il quale non è possibile crescere. Da questo radicamento scaturisce la possibilità di trarre linfa vitale, di germogliare, di crescere nel fusto e di dare frutti buoni. Chi legge le tracce di analisi di testo degli ultimi anni ha l’impressione che il Ministero voglia svecchiare il mondo della letteratura rifacendosi ad autori più vicini ai nostri anni, proponendo testi che spesso non hanno un particolare pregio artistico o non richiedono una particolare conoscenza letteraria.

Quale linea accomuna le tracce di quest’anno a quelle dell’anno scorso? Nel 2017 tutte le sette tracce riguardavano la natura e, in particolare, il rapporto dell’uomo con la natura o con l’ambiente o il progresso. L’anno scorso la tendenza pronunciata era quella di voler insinuare negli studenti una determinata visione della realtà. Ripeto, non credo che questo sia il compito della prova scritta degli Esami di Stato.

Quali tracce ho preferito quest’anno? Quali permettevano di mostrare al meglio le competenze e le conoscenze? Premettiamo che di certo ogni classe ha percorso un iter differente che può aver valorizzato meglio alcuni aspetti e alcune discipline piuttosto che altre. Premettiamo che le tracce sono rivolte ad ogni tipo di scuola, dai licei agli istituti tecnici a quelli professionali. Il profilo dello studente in uscita è, senz’altro, molto differente da una scuola all’altra. Detto questo, la traccia che ho preferito è stata la tipologia B1 («i diversi volti della solitudine nell’arte e nella letteratura») perché permetteva di mostrare capacità di rielaborazione, di sensibilità e di memoria letterarie, creatività e originalità nell’affrontare il tema proposto.

Anche la tipologia A, pur presentando i limiti sopra evidenziati, offriva agli studenti la possibilità di affrontare autori classici dell’antichità e della contemporaneità. Tacito mostra il suo antisemitismo nelle Historiae, palesa il suo disprezzo per i cristiani negli Annales, ci mostra lo sguardo del popolo dei Caledoni nei confronti dei Romani (in una prospettiva non più romanocentrica). Plinio il Giovane affronta il rapporto con i cristiani nelle lettere indirizzate all’imperatore Traiano. Seneca affronta la condizione degli schiavi. Potremmo continuare a lungo a trattare la questione della discriminazione, dell’emarginazione, dell’antisemitismo negli autori antichi.  Potremmo proseguire, poi, con i grandi scrittori contemporanei, da Leopardi a Baudelaire (che nell’albatro vede simboleggiata la figura del poeta), da Verga (i vinti, «Rosso malpelo», Mastro don Gesualdo, etc.) a Pirandello (il folle, il pazzo, Ciaula, etc.).

Quali erano le tracce più rischiose? Solo uno studente con una solida conoscenza storica sul Secondo dopoguerra poteva affrontare la tipologia C, mentre il tema di ordine generale presentava l’insidia di cadere nella retorica dell’uguaglianza e nella genericità. Non facili neppure il dibattito bioetico sulla clonazione, la creatività nell’economia, il rapporto tra le masse e la propaganda: richiedevano indubbiamente conoscenze e approfondimenti specifici. Anche in questo caso il grave rischio era quello di proporre riflessioni non corredate da conoscenze puntuali. (La Nuova bussola quotidiana del 21-6-2018)

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