dante-alighieri-verona-shutterstock_89137033In questi anni la selezione degli autori prescelti per l’analisi di testo per la Prima prova dell’Esame di Stato è stata davvero ridotta, indice di poca fantasia e di una sottovalutazione del patrimonio letterario del Novecento italiano.

Questi sono i numeri. Sono stati proposti per ben tre volte Ungaretti e Montale, due volte Quasimodo e il Paradiso, una volta Saba, Pavese, Pirandello (teatro), Primo Levi, Svevo, Magris. Anche per i non addetti ai lavori emergono alcune considerazioni: la selezione è soltanto sul Novecento. È stato sempre escluso il secondo Ottocento che, in realtà, viene studiato in tutte le scuole in quinta. Nell’ultimo anno il programma parte spesso da Leopardi o Manzoni o nel migliore dei casi da Verga. Vi sono dei grandi esclusi del secolo scorso, Pascoli e D’Annunzio su tutti. Dalle scelte del Ministero la letteratura italiana del Novecento appare fortemente ridotta, povera e scarna. Perché non ricordare agli studenti che abbiamo tanti scrittori importanti, solo per annoverare qualcuno: Guido Gozzano, Ada Negri, Dino Buzzati, Federico Tozzi, Angelo Gatti, Giuseppe Tomasi de Lampedusa, Giovannino Guareschi, Pier Paolo Pasolini, Clemente Rebora, Carlo Emilio Gadda, Carlo Betocchi, Giovanni Testori, Mario Luzi, Alda Merini, Andrea Zanzotto e Grazia Deledda.

 

            Chi verrà proposto quest’anno? Si confermerà la scelta di un classico del Novecento, come l’anno scorso o si ritornerà a proporre autori come Magris che non appartengono al canone del Novecento magari sottoponendo agli studenti testi saggistici, non strettamente letterari (narrativi, poetici o teatrali)? Purtroppo le indicazioni di questi anni sono state chiare nella direzione della valutazione delle competenze linguistiche più che nella valorizzazione della sensibilità artistica degli studenti e nella valorizzazione di un patrimonio letterario e culturale come quello italiano del Novecento, spesso poco conosciuto.

           

 

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