maturita' 2013
Maturità 2013. Grazia Deledda, una grande scrittrice del Novecento nel centenario di Canne al vento PDF Stampa E-mail

maturità 2013Maturità 2013. Prosegue il viaggio di tempi.it in preparazione dell’Esame di Stato. Dopo Giovanni Pascoli, Gabriele D’AnnunzioLuigi Pirandello, Italo SvevoGiuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Umberto Saba, Salvatore Quasimodo, Italo Calvino, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Cesare Pavese e Carlo Emilio Gadda, oggi parliamo di Grazia Deledda, l'unica scrittrice italiana ad aver conseguito il Premio Nobel.

 

La formazione, la consacrazione internazionale, l’oscurità

Scrittrice fecondissima, una delle più prolifiche (trecentocinquanta novelle, trentacinque romanzi oltre che poesie),  Grazia Deledda (1871-1936) era convinta che non sarebbe mai riuscita «ad avere il dono della buona lingua», come rivela giovanissima allo scrittore Enrico Costa, a causa dell’influsso troppo forte della cultura e del dialetto sardi. La Deledda si forma con cura sulle grandi opere classiche (Bibbia, poemi omerici), sugli autori della tradizione italiana (da Tasso a Manzoni), sui contemporanei, dai romanzieri francesi (Hugo, Balzac) ai russi (Tolstoj, Dostoevskij) agli italiani (D’Annunzio, Fogazzaro, Verga). Conosce anche la produzione di un’altra grande poetessa italiana, nata l’anno prima (1870), quell’Ada Negri, che sarebbe anche lei sprofondata, dopo la grande fama in vita, in un precoce oblio. «Le sue predilette frequentazioni […] stanno nella sua esperienza più come un fatto vissuto che come un fatto letterario» (Emilio Cecchi). Anche Verga, che è autore di quello che a torto o a ragione è considerato il secondo più grande romanzo dell’Ottocento italiano, quei Malavoglia che ottennero un successo di critica e non di pubblico, senz’altro è un riferimento importante per la scrittrice sarda. In realtà, però, le differenze tra la Deledda e Verga sono notevoli.

Contro le sue previsioni di gioventù, La Deledda ottiene un clamoroso successo, entrando a far parte della teoria dei letterati italiani insigniti del Premio Nobel, che comprende G. Carducci (1906), L. Pirandello (1934), S. Quasimodo (1959), E. Montale (1975), Dario Fo (1997). È l’unica donna italiana presente nel novero. Il fatto colpisce ancor più, perché il Nobel le venne conferito nel 1926 prima che a Pirandello. In dieci anni (tra il 1926 e il 1934) furono insigniti del Nobel due autori italiani, tra l’altro due isolani, una sarda e un siciliano. Queste furono le ragioni dell’importante riconsocimento: «Per la sua ispirazione idealistica, scritta con ispirazione di plastica chiarezza della sua isola nativa con profonda comprensione degli umani problemi». Per questo interrogano sia l’oscurità in cui è caduta in questi decenni sia lo spazio pressoché assente a lei riservato negli studi superiori. Un rapido questionario condotto tra gli studenti ci testimonierebbe che quasi nessuno di loro ha mai sentito parlare della scrittrice sarda.  Molte sue opere, poi, sono state anche trasposte a livello cinematografico (tra queste Cenere, L’edera, Canne al vento). Ora se è vero che a ragione Dante scrive che «non è il mondan romore altro ch'un fiato/ di vento, ch'or vien quinci e or vien quindi,/  e muta nome perché muta lato» (Purgatorio XI), è anche vero che è dovere di ciascuno di noi procrastinare la memoria degli uomini e  delle opere meritevoli. Per questo nel dicembre 2012 il Ministero della Pubblica Istruzione si è impegnato ad inserire lo studio dell’opera di Grazia Deledda (1871-1936) nei programmi scolastici, perché la scrittrice sarda «merita di essere un faro della letteratura italiana, per la sua storia, per la sua grandezza storica e culturale, per aver decantato come nessuno il fascino e la profondità della sua terra» (a detta del deputato sardo Mauro Pili).

 

 

 

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Maturità 2013. Carlo Emilio Gadda, «il maggiore scrittore italiano di pieno Novecento» PDF Stampa E-mail

maturità 2013Maturità 2013. Prosegue il viaggio di tempi.it in preparazione dell’Esame di Stato. Dopo Giovanni Pascoli, Gabriele D’AnnunzioLuigi Pirandello, Italo SvevoGiuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Umberto Saba, Salvatore Quasimodo, Italo Calvino, Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Cesare Pavese, oggi parliamo di Carlo Emilio Gadda, di cui ricorre l’anniversario della morte. Gadda è considerato da «il maggiore scrittore italiano di pieno Novecento» non è mai stata proposto un testo alla prima prova dell’esame di Stato.

 

La vita

Carlo Emilio Gadda (1893—1973) è considerato da E. Gioanola «il maggiore scrittore italiano di pieno Novecento, quello in cui la lacerata condizione esistenziale dell’uomo contemporaneo ha trovato la più originale forma di espressione stilistica» e, a detta di G. Contini, è il più importante letterato che Milano ci abbia dato insieme a Manzoni e Porta.
In maniera analoga a molti letterati del Novecento il suo percorso di studi non è, però, di tipo umanistico. Dopo aver partecipato alla Grande guerra, di cui redige un diario e in cui perde il fratello, Gadda si laurea in Ingegneria e pratica la professione per una decina d’anni, finché non decide di dedicarsi alla scrittura, la sua vera passione. Per tutta la vita si sentirà fallito come ingegnere e come scrittore e, forse, percepirà «la sua vita già finita, e fallita, con la grande guerra, dove era andato con lo stato d’animo del colpevole e dell’inetto che cerca un riscatto attraverso un atto eroico, e magari attraverso la sua morte, mentre chi era morto davvero era il fratello» (Gioanola). Racconta Gadda nel Castello di Udine: «In guerra ho passato alcune ore delle migliori della mia vita, di quelle che mi hanno dato oblio e completa immedesimazione del mio essere con la mia idea: questa […] si chiama felicità». Ricorda il Contini che un giorno Gadda lo accompagnò a visitare l’altopiano di Asiago che era stato «testimone di quella sua felicità».

Il Contini che conobbe bene Gadda lo considera molto simile al Manzoni per la nevrosi anche se «della sua nevrosi Gadda non fa che discorrere. […] Della sua, Manzoni parlava il minimo indispensabile». Del resto Gadda ama l’illustre predecessore milanese, conosce molto bene I promessi sposi che si farà leggere dagli amici fino agli ultimi giorni di vita. Egli contesta l’assai diffusa visione dei Promessi sposi come libro buono «per uso di giovani un po’ tardi» e ne percepisce tutta la «tragica sinfonia».

 

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Maturità 2013. CESARE PAVESE. «Qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora perché attendiamo?» PDF Stampa E-mail

maturità 2013Maturità 2013. Prosegue il viaggio di tempi.it in preparazione dell’Esame di Stato. Dopo Giovanni Pascoli, Gabriele D’AnnunzioLuigi Pirandello, Italo SvevoGiuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Umberto Saba, Salvatore Quasimodo, Italo Calvino e Giuseppe Tomasi di Lampedusa oggi parliamo di Cesare Pavese.

 

La vita

 

Nato a Santo Stefano Belbo nelle Langhe nel 1908, Cesare Pavese studia Lettere all’Università di Torino ove ha come maestro Augusto Monti e stringe amicizie che saranno poi determinanti nella sua formazione e nell’attività editoriale e letteraria successiva. Un suo amico Giulio Einaudi fonda l’omonima casa editrice di cui Pavese diventerà prima collaboratore e successivamente anche direttore e con cui pubblicherà tutti i suoi romanzi. La sua vocazione alla scrittura è viva e feconda fin da giovane, già dai tempi universitari e da quando, una volta laureato, si dedica anche all’insegnamento. Nel 1935 viene confinato per un anno a Brancaleone calabro, accusato di collaborare con gli antifascisti. Ritornato a Torino, scopre che Tina Pizzardo, la «donna dalla voce rauca» di cui è innamorato, si è sposata con un altro uomo. Grande è la delusione. La sua produzione si converte sempre più dalla poesia alla prosa, in un’attività instancabile che lo porta al più grande riconoscimento italiano, il conseguimento del Premio Strega (1950) con La bella estate, scritta nel 1949. Il 1950 è anche l’anno del suo più noto romanzo, La luna e i falò. Il 27 agosto 1950 Pavese si suicida in una camera d’albergo a Torino.

 

 

I romanzi

La contemporaneità ha esaltato quell’autonomia e quell’individualismo dell’uomo moderno che coincide, in realtà, con una condizione di solitudine. Così scrive Charles Taylor ne Il disagio della modernità:«Il lato oscuro dell’individualismo è il suo incentrarsi sull’io, che a un tempo appiattisce e restringe le nostre vite, ne impoverisce il significato e le allontana dall’interesse per gli altri e la società». Per questo Cesare Pavese (1908-1950) annota in una pagina del suo diario Il mestiere di vivere,datata 1939: «La massima sventura è la solitudine, tant’è vero che  il supremo conforto - la religione - consiste nel trovare una compagnia che non falla, Dio. La preghiera  è lo sfogo come con un amico [...]. Tutto il problema della vita è dunque questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con altri. Così si spiega la persistenza del matrimonio, della paternità, delle amicizie. Perché poi qui stia la felicità, mah! Perché si debba star meglio comunicando con un altro che non stando soli, è strano. Forse è solo un'illusione: si sta benissimo soli la maggior parte del tempo. Piace di tanto in tanto avere un otre in cui versarsi e poi bervi se stessi: dato che dagli altri chiediamo ciò che abbiamo già in noi. Mistero perché non ci basti scrutare e bere in noi e ci occorra riavere noi dagli altri». L’uomo si può conoscere e  riavere solo nel rapporto con l’altro, proprio perché l’io è rapporto strutturale con un tu.

 

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Maturità 2013. Tomasi di Lampedusa e Il Gattopardo, o dell’innato desiderio di eternità PDF Stampa E-mail

maturità 2013Maturità 2013. Prosegue il viaggio di tempi.it in preparazione dell’Esame di Stato. Dopo Giovanni Pascoli, Gabriele D’AnnunzioLuigi Pirandello, Italo SvevoGiuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Umberto Saba, Salvatore Quasimodo e Italo Calvino oggi parliamo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

 

Un caso letterario

Un vero e proprio caso letterario è quello di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896-1957) e del suo romanzo, Il Gattopardo, da taluni ritenuto addirittura il più bel romanzo scritto nel Novecento. Un caso letterario per molteplici ragioni.

Se fu animato da una viva passione letteraria fin da giovane, solo nel 1954 l’autore si dedicò nottetempo alla scrittura, spronatovi dalla partecipazione ad un convegno letterario che si tenne in quell’anno a San Pellegrino Terme. Alla fine del medesimo anno e fino alla morte lavorò al suo capolavoro, probabilmente non terminato (forse doveva essere integrato con uno o due capitoli), quasi certamente non sottoposto ad una revisione definitiva.

In secondo luogo, la Mondadori con la supervisione di Elio Vittorini scartò il romanzo considerandolo, in un certo senso, opera ottocentesca, poco adatta al nuovo pubblico di lettori. Fu lo stesso Vittorini a rispondere a Tomasi di Lampedusa: «Come recensione non c’è male, ma pubblicazione niente». La previsione era che il testo avrebbe ottenuto probabilmente un buon riscontro della critica, ma sarebbe stata un fiasco presso il pubblico, sulla scia dei romanzi veristi verghiani di fine Ottocento. Per la Feltrinelli, invece, si interessò al romanzo Giorgio Bassani che scese in Sicilia per incontrare Gioacchino Lanza Tomasi, parente dell’autore (nel frattempo deceduto), che gli consegnò il manoscritto del ’57 (in parte differente dal dattiloscritto del ’56).

Il romanzo Il Gattopardo veniva così pubblicato per conto della Feltrinelli nel 1958, vinceva il Premio Strega nel 1959 e diventava il primo best seller italiano (oltre centomila copie vendute). Un romanzo considerato ottocentesco per l’argomento, decadente per i toni e per il dilagante senso di crisi che pervade la storia otteneva il consenso di un pubblico di lettori che nel decennio precedente aveva apprezzato opere di stampo neorealista. In pratica, con questi anni si concludeva la stagione del Neorealismo letterario e cinematografico e si apriva un’epoca nuova, quella dei best seller. Con Il Gattopardo il successo delle vendite si coniugava ad un’alta qualità letteraria. Molti critici letterari, mossi da convinzioni ideologiche antitetiche a quelle che emergevano nel romanzo, tacciarono l’opera di essere conservatrice e reazionaria, e per questo non impegnata, grave macchia in quegli anni Sessanta in cui sarebbe iniziato il trionfo del tutto è politica, della letteratura del rifiuto e del rifiuto della letteratura.

 

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Maturità 2013. Italo Calvino e quella giornata al Cottolengo: «L’umano arriva dove arriva l’amore» PDF Stampa E-mail

maturità 2013Maturità 2013. Prosegue il viaggio di tempi.it in preparazione dell’Esame di Stato. Dopo Giovanni Pascoli, Gabriele D’AnnunzioLuigi Pirandello, Italo SvevoGiuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Umberto Saba e Salvatore Quasimodo, oggi parliamo di Italo Calvino.

 

La vita

Nato a Cuba nel 1923, Italo Calvino partecipa alla resistenza partigiana, di cui tracce si vedono nelle prime opere. Poi, nel Secondo dopoguerra, si laurea in Lettere. Inizia la sua fervente attività di romanziere e di collaboratore con quotidiani e riviste. Negli anni in cui va di moda l’intellettuale engagé, specialmente di sinistra, sia in Europa (si pensi a Camus o a Sartre) che in Italia (basti citare Moravia), anche Calvino è iscritto al partito comunista. In seguito ai gravi fatti di Budapest (1956) il 7 agosto 1957 Calvino si dimette dal PCI scrivendo: «Cari compagni devo comunicarvi la mia decisione ponderata e dolorosa di dimettermi dal partito […]. Credo che nel momento presente quel particolare tipo di partecipazione alla vita democratica che può dare uno scrittore e un uomo d’opinione non direttamente impegnato nell’attività politica sia più efficace fuori dal Partito che dentro». Si sposa nel 1964 all’Avana nel 1964. La sua notorietà di scrittore si afferma a livello internazionale. I suoi interessi sono eterogenei e denotano sensibilità per problematiche scientifiche e politiche. Tiene conferenze e continua a scrivere. Dal 1967 al 1980 vive a Parigi. Poi, tornato in Italia, colto da un ictus, muore nel 1985.

 

La produzione narrativa

 

Italo Calvino è uno degli scrittori più letti nelle scuole italiane e uno dei classici italiani più venduti nelle librerie. Nella scuola primaria di lui si propongono spesso le novelle (chi non ricorda la raccolta Marcovaldo) mentre nella scuola secondaria di primo grado  si sottopone all’attenzione dei ragazzi la trilogia degli antenati (Il cavaliere inesistente, Il visconte dimezzato o Il barone rampante) o i due romanzi dedicati alla Seconda guerra mondiale e alla lotta partigiana (Il sentiero dei nidi di ragno e Ultimo viene il corvo). La sua sterminata produzione, testimone di una vena di grande affabulatore e di un vivo interesse per lo sperimentalismo nella narrazione, risente dei dibattiti aperti negli anni Cinquanta (La speculazione edilizia e La nuvola di smog) oltre che delle suggestioni dello strutturalismo e del fascino dello progresso scientifico (Le cosmicomiche, Ti con zero, Palomar). Se il testo Italo Calvino racconta l’Orlando furioso rivela l’amore che l’autore ha per il mondo cavalleresco e per il capolavoro ariostesco, in Se una notte d’inverno un viaggiatore (1979) Calvino si sofferma sulla riflessione letteraria (metanarrativa) ipotizzando differenti incipit per un romanzo.

Noi ci soffermeremo, invece, su un’opera poco conosciuta, La giornata di uno scrutatore. Nel 1953, anno di elezioni politiche, Calvino è segretario di seggio al Cottolengo e ci dà testimonianza di quanto gli accade in un testo datato 1963, che non è certo tra i più noti e pubblicizzati dello scrittore: La giornata di uno scrutatore. «Posso dire che, per scrivere una cosa così breve» racconta Calvino nella prefazione, «ci ho messo dieci anni, più di quanto avessi impiegato per ogni altro mio lavoro. […] Ero candidato del Partito Comunista […]. Così assistetti a una discussione in un seggio elettorale del Cottolengo tra democristiani e comunisti sul tipo di quella che è al centro del mio racconto (anzi, uguale, almeno in alcune battute). E fu lì che mi venne l’idea del racconto, anzi il suo disegno ideale era già allora quasi compiuto come l’ho scritto adesso: la storia d’uno scrutatore comunista che si trova lì, ecc. Provai a scriverlo, ma non ci riuscivo. Al Cottolengo ero stato pochi minuti appena […]. L’occasione di farmi nominare scrutatore al Cottolengo mi si presentò con le amministrative del ’61».

 

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Quasimodo, o della nostalgia di una compagnia e di una certezza PDF Stampa E-mail
maturità 2013Maturità 2013. Prosegue il viaggio di tempi.it in preparazione dell’Esame di Stato. Dopo Giovanni Pascoli, Gabriele D’AnnunzioLuigi Pirandello, Italo SvevoGiuseppe Ungaretti, Eugenio Montale e Umberto Saba, oggi parliamo di Salvatore Quasimodo. Del Premio Nobel nel 2002 all’Esame di Stato è stata proposta l’analisi della poesia «Uomo del mio tempo».
 
 

 

 

La vita

Nativo di Modica nel ragusano, Salvatore Quasimodo (1901-1968) rappresenta un poeta atipico. Se il suo percorso scolastico è di natura tecnica, la sua formazione umanistica da autodidatta sarà tale che il poeta conseguirà una cultura classica di grande respiro e sarà in grado di tradurre i lirici greci con grande perizia e sensibilità linguistica e ancor giovane, nel 1929, entrerà negli ambienti letterari fiorentini. È senz’altro bene ricordare che a questo accesso, forse, non poco gli giova la parentela con Elio Vittorini di cui diventa cognato. La sua traduzione Lirici greci (1940) ottiene, poi, un notevole successo che gli permetterà di essere nominato professore di Letteratura italiana al conservatorio di Milano (1941). Ai primi riconoscimenti segue il conseguimento del premio Nobel nel 1959 che susciterà molto scalpore. Poco nota è la querelle al riguardo che Ungaretti apre a distanza con Quasimodo definendolo «un pappagallo e un pagliaccio» (così in una lettera all’amico francese Jean Lescure presente nel carteggio pubblicato dall’editore Olschki). Ungaretti mette in dubbio anche i meriti politici e civili di Quasimodo, presentato dalla comunità intellettuale come chiaro letterato antifascista, quando, invece, aveva per tanti anni collaborato a riviste fasciste e aveva addirittura scritto un inno ai martiri fascisti nel 1933 («Coro di morti della rivoluzione»), mentre le sue poesie sulla Resistenza sono state composte finita la guerra, quando era di moda cantare l’antifascismo e la Resistenza. Insomma, Ungaretti mette in dubbio l’onestà della posizione culturale e politica di Quasimodo sottolineando l’opportunismo e addirittura i maneggi con la giuria. Non ci interessa qui riaprire una polemica sul Premio Nobel per la letteratura o sull’assegnazione tanto contestata a Quasimodo. Giova, però, senz’altro sottolineare come la storia del Nobel per la letteratura sia costellata troppo spesso da assegnazioni avvenute per reali o presunti meriti di impegno civile e politico (Quasimodo fu comunista e si presentò nel Secondo dopoguerra come acceso antifascista) più che per conclamata grandezza artistica. Colpito da un ictus, Quasimodo muore nel 1968.

 

 

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Maturità 2013. Saba. Ripartiamo dall'ordinario che è già straordinario PDF Stampa E-mail

 

maturità 2013Maturità 2013. Prosegue il viaggio di tempi.it in preparazione dell’Esame di Stato. Dopo Giovanni Pascoli, Gabriele D’AnnunzioLuigi Pirandello, Italo SvevoGiuseppe Ungaretti e Eugenio Montale oggi parliamo di Umberto Saba.
Solo una volta, nel 2000, è stata scelta una poesia di Saba per l’Esame di Stato «La ritirata in piazza Aldrovandi a Bologna». Considerati la tendenza a ripetere i grandi della triade «Ungaretti, Saba, Montale» (tre volte Ungaretti e tre volte Montale) e il fatto che Saba sia stato proposto una sola volta, potrebbe essere  riproposto dopo tanti anni un componimento dell’autore triestino.

 

La vita

 

Nato a Trieste nel 1883, conterraneo, quindi, di Svevo, di madre ebrea (Coen) e di padre italiano (Poli), Umberto sceglie il nome di Saba forse per riecheggiare il termine ebraico del «pane» o forse per richiamarsi alla balia Gioseffa Schobar che ha un ruolo molto importante nella sua vita. In effetti, il padre lascia la famiglia dopo pochi mesi di matrimonio e lui cresce allevato più dalle cure della balia che della madre. La ricerca delle proprie origini, lo scavo nel proprio passato infantile e adolescenziale caratterizzeranno tutta la produzione del poeta adulto. Anche lui, come il padre, che non voleva legami, sente già a quindici anni il desiderio di viaggiare, lascia il ginnasio e si imbarca come mozzo su una nave. Già da questo fatto possiamo cogliere i segni del letterato diverso, autodidatta, educatosi da solo sui testi della tradizione italiana (da Petrarca a Leopardi) e tedesca (su tutti il poeta romantico Heine, da cui mutuerà il termine «Canzoniere» della sua raccolta poetica che raccoglie tutta le altre sillogi). Solo a vent’anni Saba conoscerà il padre, presentatogli dalla madre sempre come un assassino, un uomo incapace di legarsi ad una donna e di assumersi responsabilità nei confronti di una famiglia. Documento poetico di questa esperienza autobiografica è il sonetto «Mio padre è stato per me come un assassino» in cui Saba comprende che ha ricevuto da lui il desiderio di libertà (lo sguardo azzurrino del volto) che ha nel cuore. L’incontro con il padre è, forse, la prima tappa del percorso di ricerca di un’appartenenza che lui, poi, identificherà nel tempo con un’espressione che dà il titolo alla raccolta Trieste ed una donna (1912).

Nel 1908 sposa Carolina Wolfler con rito ebraico da cui nasce Linuccia l’anno seguente. Dopo la Prima guerra mondiale rileva una libreria antiquaria a Trieste fino al 1938 (quando entrano in vigore le leggi antirazziali). Continuerà a scrivere anche nel Secondo dopoguerra. Negli ultimi anni di vita si converte al cattolicesimo e viene battezzato. Pochi mesi dopo la scomparsa della tanto amata moglie muore anche Saba nel 1957.

 

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Maturità 2013. Montale, “Se non sei/ è solo la mancanza/ e può affogare” PDF Stampa E-mail

maturità 2013Maturità 2013. Prosegue il viaggio di tempi.it in preparazione dell’Esame di Stato. Dopo Giovanni Pascoli, Gabriele D’AnnunzioLuigi Pirandello, Italo Svevo e Giuseppe Ungaretti, oggi parliamo di Eugenio Montale, forse il più grande poeta italiano del Novecento, è stato proposto per ben tre volte per l’analisi di testo nella prima prova dell’Esame di Stato. Questi sono i testi con cui gli studenti si sono confrontati: «La casa sul mare» nel 2004, «Ripenso il tuo sorriso» nel 2008, il brano «Ammazzare il tempo» da Auto da fè nel 2012.

 

 

 

La vita

Nato a Genova nel 1896, Eugenio Montale si diploma in ragioneria e poi si forma da autodidatta, come tanti grandi poeti del Novecento. Montale confesserà ormai anziano all’amica Annalisa Cima: «Non appartengo ai paradisi artificiali di Palazzeschi, né agli inferni lussuriosi di Ungaretti; sono un uomo che ha vissuto al cinque per cento. Appartengo al limbo dei poeti asessuati e guardo al resto del mondo con paura». È «uomo del non – possesso, della fantasia resa realtà, è corso sino alla fine verso immagini che materializzava o, meglio, verso persone che smaterializzava». Quanto possono aiutare queste parole a comprendere meglio il rapporto di Montale con le tante figure femminili che campeggiano nella sua poesia, come Gerti/Dora Markus, o Irma Brandeis chiamata anche con il nome Clizia, o ancora Arletta/Annetta.

Montale diventa direttore del Gabinetto scientifico letterario Viesseux dal 1929 al 1938. Nel 1948 inizia la collaborazione con «Il Corriere della Sera» e scrive la terza raccolta La bufera e altro (1956), dopo Ossi di seppia (1925) e Le occasioni (1939). Nel 1962 sposa Drusilla Tanzi, che ha conosciuto nel 1927 e con cui convive dal 1939. Drusilla muore nel 1963 lasciando un profondo dolore nella vita di Montale di cui è testimonianza la quarta raccolta che esce dopo tanti anni, quella Satura (1971) che è in gran parte dedicata alla donna amata. Il valore della sterminata produzione di Montale che attraversa gran parte del secolo scorso viene consacrato prima dalla nomina a senatore a vita (1967), poi dal Premio Nobel per la letteratura (1975), conseguito sei anni prima della morte (1981).

 

 

La poesia

 

Per il poeta nativo di Genova e amante del mare ligure (la famiglia aveva una casa a Monterosso) la comunicazione e la scrittura sono il tentativo di entrare in relazione con il Tu, cioè con il senso, con il Mistero che emerge nella realtà. In Intenzioni (Intervista immaginaria, 1946) il poeta rivela: «Mi pareva di vivere sotto a una campana di vetro, eppure sentivo di essere vicino a qualcosa di essenziale. Un velo sottile, un filo appena mi separava dal quid definitivo. L'espressione assoluta sarebbe stata la rottura di quel velo, di quel filo: una esplosione, la fine dell'inganno del mondo come rappresentazione. Ma questo era un limite irraggiungibile. E la mia volontà di aderenza restava musicale, istintiva, non programmatica. All'eloquenza della nostra vecchia lingua volevo torcere il collo, magari a rischio di una contro eloquenza».

 

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Maturità 2013. Ungaretti, l’esperienza di una vita PDF Stampa E-mail
maturità 2013Maturità 2013. Prosegue il viaggio di tempi.it in preparazione dell’Esame di Stato. Dopo Giovanni Pascoli, Gabriele D’AnnunzioLuigi Pirandello e Italo Svevo oggi parliamo di Giuseppe Ungaretti, poeta che è stato scelto per ben tre volte per l’Analisi di testo: nel 1999 la poesia «I fiumi», nel 2006 «L’isola», nel 2009 «Lucca».
 
 

 

La vita

 

Nato ad Alessandria d’Egitto nel 1888, orfano di padre, Ungaretti viene cresciuto ed educato dalla madre. Nel 1912 si trasferisce a Parigi ove conosce l’ambiente mondano e gli artisti più in vista. Rientra in Italia e parte volontario per la guerra. L’esperienza al fronte italiano e poi francese lo segna indelebilmente. Nel 1928, dopo una settimana trascorsa in compagnia di un amico nel Monastero di Subiaco, matura la sua conversione. Nel 1929 muore la madre. Nel 1936 parte per il Brasile come docente di Italiano all’Università di San Paolo. Nel 1939 muore il figlio Antonietto a soli nove anni. Ritornato in Italia nel 1942 e nominato accademico d’Italia, Ungaretti continuerà la sua attività di poeta, di docente universitario, di conferenziere per tanti anni, conseguendo un prestigio internazionale e finanche collaborando con la televisione. Morirà a Milano nel 1970, senza aver conseguito il tanto sospirato Premio Nobel.

 

 

 

La poesia

Lontano dal razionalismo e da una ragione ridotta a misura, Ungaretti è da sempre animato da un vivo senso religioso, da un desiderio sincero di capire le ragioni, di andare nella profondità delle cose. La sua poesia vuole raccontare la scoperta della realtà e della verità. In Ragioni d’una poesia Ungaretti (1888-1970) scrive: «Il mistero c’è, è in noi. Basta non dimenticarcene. Il mistero c’è, e col mistero, di pari passo, la misura; ma non la misura del mistero, cosa umanamente insensata; ma di qualche cosa che in un certo senso al mistero si opponga pur essendone la manifestazione più alta: questo mondo terreno considerato come continua invenzione dell’uomo».

 

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Maturità 2013. Italo Svevo ovvero la coscienza dell’inettitudine PDF Stampa E-mail
maturità 2013Maturità 2013. Prosegue il viaggio di tempi.it in preparazione dell’Esame di Stato. Dopo Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio, Luigi Pirandello oggi parliamo di Italo Svevo. Un autore un po’ anomalo nel panorama letterario, definito come un vero e proprio «caso letterario» per la fortuna letteraria che lo bacia solo pochi anni prima della morte in seguito alla pubblicazione de La coscienza di Zeno (1923). Eppure,per certi versi, per la sua formazione da autodidatta e lontana dall’iter classico umanistico,per la sua attività lavorativadistante per tanti anni dal mondo delle lettere, Svevo è emblema di molti intellettuali del Novecento. Nel 2009 è stato sottoposto ai maturandi un passo tratto da La coscienza di Zeno. Dopo la riflessione sulla figura di Svevo e sui suoi romanzi, proporremo un brano tratto da Senilità
 
La vita
Il triestino Svevo (1861-1928) non è un letterato di professione, così come molti intellettuali del Novecento, spesso lontani dalla formazione tradizionale umanistica e universitaria e più improntati ad una preparazione tecnica o scientifica. Fortemente condizionato dal suo mestiere, prima di impiegato di banca, poi di direttore di industria (dopo il matrimonio con Livia Veneziani avvenuto nel 1896), Svevo vive in una terra che rappresenta un’eccezionale occasione di cultura, una città mitteleuropea dove può leggere in lingua originale Schopenhauer, Nietzsche, Freud, Darwin e Einstein, può apprezzare la musica tardo romantico di Brahms e di Mahler. Da autodidatta, si forma sui classici italiani, sulla narrativa francese dell’Ottocento, su Ibsen, Tolstoj e Dostoevskij. Conosce la lingua tedesca meglio dell’italiano (almeno secondo il giudizio del conterraneo U. Saba) e gli verrà talvolta mossa l’accusa di scrivere male.
La figura di Svevo precorre un fenomeno tipico dell’epoca contemporanea in campo editoriale, ovvero la ricerca di successi clamorosi, perché lui stesso rappresenta un «caso letterario», che ottiene la gloria tardivamente, solo pochi anni prima di morire, grazie all’amicizia dello scrittore James Joyce, che apprezzò la novità della sua produzione e la promosse in campo europeo. Siamo nel 1923, quando viene pubblicata La coscienza di Zeno. Allora verranno nuovamente pubblicati anche i primi romanzi, Una vita (edito per la prima volta nel 1892) e Senilità (prima edizione 1898). Nel 1928 Svevo morirà in un incidente automobilistico.
 
 
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Maturità 2013. Pirandello, il genio che ha profetizzato la perdita del centro PDF Stampa E-mail
maturità 2013Maturità 2013, preparala con noi. Prosegue il viaggio di tempi.it in preparazione dell’Esame di Stato. Dopo Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio, oggi parliamo di Luigi Pirandello. Per l’Analisi di testo è stata proposta in passato una scena teatrale tratta da Il piacere dell’onestà (2003). Una novella o un brano tratto da un romanzo potrebbero costituire un’interessante prova di esame.

La vita
Nato a Girgenti (Agrigento) nel 1863, Luigi Pirandello segue l’iter canonico di formazione per un letterato: Liceo prima e facoltà di Lettere più tardi. Dovrà abbandonare la sede universitaria di Roma e terminare i suoi studi in Germania per aver pubblicamente evidenziato un errore di un docente universitario. Ritornato in Italia, si sposa con la figlia del socio in affari del padre, quell’Antonietta Portulano tanto bella quanto umbratile da cui avrà tre figli. In seguito al fallimento della società del padre (1903), a causa dell’allagamento della solfatara, la moglie manifesta sempre più segni di instabilità psicologica e di manie che porteranno più tardi (1919) al suo internamento.
Intanto Pirandello è costretto sempre più a scrivere per mantenere sé e la famiglia. Ne scaturisce una vastissima produzione di novelle, di romanzi, di opere teatrali e finanche la collaborazione con il mondo del cinema. Lo scrittore conseguirà la notorietà internazionale con I sei personaggi in cerca d’autore (1921), consacrata dal Premio Nobel del 1934. La morte lo colpirà nel 1936, prima che termini I giganti della montagna (1936).

 
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Maturità 2013, preparala con noi. Gabriele D’Annunzio, specchio fastidioso del nostro tempo PDF Stampa E-mail

maturità 2013Maturità 2013, preparala con noi. Prosegue il viaggio di tempi.it in preparazione dell’Esame di Stato. Dopo avervi spiegato cosa intendiamo fare e presentato la figura e le opere di Giovanni Pascoli, oggi parliamo di Gabriele D’Annunzio. In coda alla presentazione trovate un testo con alcune domande per prepararvi al meglio sull’analisi del testo.

 

Si celebrano quest’anno i centocinquanta anni dalla nascita di Gabriele d’Annunzio (1863-1938), un autore che è emblema del suo tempo e della Belle Époque e, nel contempo, corifeo di quell’esasperata ricerca edonistica che è propria dell’uomo contemporaneo. Forse per questo oggi non piace, perché è uno specchio in cui l’uomo di oggi rischia di riconoscersi. Forse per lo stesso motivo oggi è trascurato nelle scuole. Non è mai stato proposto un suo testo per la tipologia A dell’Esame di Stato. Ungaretti, Montale, Saba sono stati proposti per l’analisi di testo due, perfino tre volte in quindici anni, Primo Levi, Quasimodo, Pavese e altri una volta, d’Annunzio mai. Perché Saba sì, d’Annunzio no? Non certo ragioni artistiche possono motivare questa illustre esclusione, casomai motivazioni moralistiche o ideologiche. Per caso, il peso di Saba nella nostra storia letteraria e della cultura può essere paragonato a quello di d’Annunzio?

 

La vita
Il 12 marzo del 1863, centocinquanta anni fa, nasceva Gabriele Rapagnetta, che si sarebbe fatto chiamare più tardi D’Annunzio o, con scrittura aristocratica, d’Annunzio. È uno degli autori più importanti della Belle Époque, che ha segnato e rappresentato un’epoca, piaccia o non piaccia, divenendo il modello di tutta quella borghesia che non voleva sentirsi borghese, ma desiderava assumere modi aristocratici. Ebbene, proprio quel d’Annunzio che aspirava a distinguersi in modo elitario sarebbe diventato l’emblema dell’omologazione borghese.

È il personaggio più citato, che maggiormente compare sulle riviste, di cui si parla nel bene e nel male, per gli scandali, per gli arditi romanzi in cui racconta le proprie avventure sentimentali, per le spese folli senza le quali non potrebbe condurre una vita quasi principesca, ma che gli provocano debiti tali che per alcuni anni deve lasciare l’Italia (1910) trovando rifugio in Francia. Tornerà in patria solo quando, scoppiata la Prima guerra mondiale, si fa acceso interventista infuocando il popolo con le sue parole e anticipando così la retorica di piazza mussoliniana. Alla guerra D’Annunzio partecipa non come soldato al fronte, in trincea, ma come personaggio d’eccezione, che vuole distinguersi ed essere protagonista come nella beffa di Buccari o nel volantinaggio su Vienna. Anche finita la guerra D’Annunzio salirà agli altari della cronaca per l’impresa di Fiume (1919-1920). È forse il canto del cigno prima dell’uscita di scena dal palcoscenico pubblico. Dal 1921 lo scrittore si ritirerà nella villa Cargnacco presso Gardone Riviera, che sarà il suo museo costruito in vita a perenne memoria della sua vita inimitabile. Ivi morì il primo marzo 1938.

 

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Maturità 2013, preparala con noi. Giovanni Pascoli, o del Mistero svelato PDF Stampa E-mail
maturità 2013La vita, le poesie e un testo su cui esercitarsi. Inizia il viaggio di tempi.it fra i grandi autori del Novecento. Con un punto di vista particolare, spesso dimenticato sui nostri libri di testo
 
Maturità 2013, preparala con noi. Inizia il viaggio di tempi.it in preparazione dell’Esame di Stato. Ieri vi abbiamo spiegato cosa intendiamo fare per aiutare i ragazzi che dovranno affrontare la prova. Oggi affrontiamo il primo dei grandi autori del Novecento: Giovanni Pascoli. In coda alla presentazione trovate un testo con alcune domande per prepararvi al meglio sull’analisi del testo.
 
 
 

La vita
«Io sento che a lei [a mia madre] devo la mia abitudine contemplativa, cioè, qual ch’essa sia, la mia attitudine poetica. Non posso dimenticare certe sue silenziose meditazioni in qualche serata, dopo un lungo giorno di faccende, avanti i prati della Torre. Ella stava seduta sul greppio: io appoggiava la testa sulle sue ginocchia. E così stavamo a sentir cantare i grilli e a veder soffiare i lampi di caldo all’orizzonte». Così scrive Giovanni Pascoli nella «Prefazione» ai Canti di Castelvecchio, raccolta dedicata alla madre Caterina Allocatelli Vincenzi, scomparsa nel 1868, quando Giovanni ha solo tredici anni.

L’anno prima, nel 1867, a soli dodici anni, Giovanni ha già perso il padre in una circostanza tragica (ucciso mentre ritorna a casa). La morte della madre, a detta del poeta, sarebbe dovuta al dolore insopportabile a seguito della scomparsa del marito. Segni indelebili di questi dolori e della nostalgia dei suoi cari compariranno in tutta la produzione pascoliana, in particolar modo in Myricae e nei Primi e nuovi poemetti.
Insegnante di Liceo e professore universitario, Pascoli cercherà di ricostituire il nido familiare nella casa di Castelvecchio di Barga assieme alle sorelle Ida e Maria: illusione che, presto, si rileverà vana. Allievo del Carducci all’università di Bologna, se ne discosterà sempre per toni e ispirazione fino a quando nel 1905 non subentrerà come titolare della cattedra di Letteratura italiana dell’Università di Bologna sostituendo quel maestro che aveva ricoperto la cattedra per quarant’anni.
A questo punto, come investito del ruolo di poeta vate, Pascoli muta toni e argomenti delle poesie, che si fanno più retoriche, tronfie. Questa è la produzione pascoliana meno sentita e sincera, quella, a buon diritto, meno apprezzata. Esemplificazione del nuovo ruolo di cui si sente investito Pascoli è il discorso che tiene, pochi mesi prima di morire, al Teatro comunale di Barga per parlare dell’impresa di Libia, discorso che viene poi pubblicato su «La Tribuna» del 27 novembre. A lui, poeta, è affidato il compito di spronare l’esercito nell’impresa. Certo, non si vuole qui riflettere sull’efficacia del discorso, né tantomeno sulla sua opportunità. Preme, invece, sottolineare il ruolo e la considerazione che aveva un poeta all’interno della società un secolo fa. Era il 21 novembre 1911. Neanche cinque mesi più tardi, il 6 aprile 1912, sarebbe morto quello che è considerato uno dei più grandi poeti italiani contemporanei.

 
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MATURITA' 2013. PREPARALA CON NOI. Perché studiare significa incontrare PDF Stampa E-mail
maturità 2013Parte oggi un percorso sui grandi autori del Novecento in vista dell’Esame di Stato. Un modo per affrontare meglio l’analisi di testo e altre tipologie testuali, ma anche l’occasione per un ripasso in vista del colloquio orale.
La prima prova dell’Esame di Stato è comune a tutte le scuole. Gli studenti possono scegliere tra quattro tipologie:
  • A. L’analisi di testo
  • B. L’articolo di giornale o saggio breve a partire da documenti forniti relativi ai quattro differenti ambiti artistico-letterario, socio-economico, storico-politico, tecnico scientifico
  • C. Il tema di storia
  • D. Il tema di attualità

Di solito gli studenti rifuggono dalla tipologia A, quella in cui si devono dimostrare competenze di lettura e di comprensione oltre che conoscenze relative alla letteratura contemporanea. In alcuni casi, come quando il testo da analizzare è stato tratto dal Paradiso, la percentuale di studenti che hanno affrontato la tipologia A non ha raggiunto il 5 per cento.

La mia esperienza di insegnante del triennio in un Liceo ha, invece, evidenziato come di solito le commissioni apprezzino particolarmente le prove di analisi di testo che denotino studio, comprensione di un autore, del suo pensiero e della sua poetica. Inoltre, anche se le domande che compaiono nell’analisi sembrano non valorizzare la sensibilità e l’originalità di un ragazzo, in realtà con un po’ di accortezza uno studente può nelle risposte dimostrare tutte le proprie conoscenze e la propria sensibilità artistica. Originalità, rielaborazione, spirito critico, quando non siano scevre di conoscenze, sono ancora oggi apprezzate agli Esami (almeno nella maggior parte dei casi).

Per questo parte oggi un percorso sui grandi autori del Novecento in vista dell’Esame di Stato. Ripercorrere il Novecento letterario non servirà solo per affrontare meglio l’analisi di testo e altre tipologie testuali (articolo e saggio artistico-letterario, tema di attualità), ma sarà anche l’occasione per un ripasso della Letteratura italiana in vista del colloquio orale.

 

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