maturità 2013Maturità 2013. Prosegue il viaggio di tempi.it in preparazione dell’Esame di Stato. Dopo Giovanni Pascoli, Gabriele D’AnnunzioLuigi Pirandello e Italo Svevo oggi parliamo di Giuseppe Ungaretti, poeta che è stato scelto per ben tre volte per l’Analisi di testo: nel 1999 la poesia «I fiumi», nel 2006 «L’isola», nel 2009 «Lucca».
 
 

 

La vita

 

Nato ad Alessandria d’Egitto nel 1888, orfano di padre, Ungaretti viene cresciuto ed educato dalla madre. Nel 1912 si trasferisce a Parigi ove conosce l’ambiente mondano e gli artisti più in vista. Rientra in Italia e parte volontario per la guerra. L’esperienza al fronte italiano e poi francese lo segna indelebilmente. Nel 1928, dopo una settimana trascorsa in compagnia di un amico nel Monastero di Subiaco, matura la sua conversione. Nel 1929 muore la madre. Nel 1936 parte per il Brasile come docente di Italiano all’Università di San Paolo. Nel 1939 muore il figlio Antonietto a soli nove anni. Ritornato in Italia nel 1942 e nominato accademico d’Italia, Ungaretti continuerà la sua attività di poeta, di docente universitario, di conferenziere per tanti anni, conseguendo un prestigio internazionale e finanche collaborando con la televisione. Morirà a Milano nel 1970, senza aver conseguito il tanto sospirato Premio Nobel.

 

 

 

La poesia

Lontano dal razionalismo e da una ragione ridotta a misura, Ungaretti è da sempre animato da un vivo senso religioso, da un desiderio sincero di capire le ragioni, di andare nella profondità delle cose. La sua poesia vuole raccontare la scoperta della realtà e della verità. In Ragioni d’una poesia Ungaretti (1888-1970) scrive: «Il mistero c’è, è in noi. Basta non dimenticarcene. Il mistero c’è, e col mistero, di pari passo, la misura; ma non la misura del mistero, cosa umanamente insensata; ma di qualche cosa che in un certo senso al mistero si opponga pur essendone la manifestazione più alta: questo mondo terreno considerato come continua invenzione dell’uomo».

 

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