Letteratura, bellezza, arte riguardano l’ambito di tutto l’umano. Riguardano l’avventura affascinante di inoltrarsi nella realtà, di conoscerla meglio, di conoscere meglio l’uomo e il suo cuore, immutabile nel corso della storia. Oggi si sono perduti il fascino e la magia dell’incontro e del racconto. Leggere è incontrare qualcuno con le sue domande. Il mondo adulto che vuole innovare la scuola, che si lamenta dello scarso interesse del mondo giovanile, spesso non crede più nel fatto che la grandezza dell’arte oggettivamente ha in sé un fascino e una potenzialità educativa straordinarie. La letteratura ha in sé stessa le potenzialità per catturare l’attenzione, la passione, l’entusiasmo dei ragazzi. Il racconto che da sempre ha affascinato e affascina l’uomo fin da quando è bambino è capace sempre di conquistare e avvincere. L’insegnamento ha a che fare con questa passione. L’insegnamento della letteratura non ha a che fare solo con impartire nozioni e dati. Certo ci vogliono un contesto, l’autore, la sua poetica, le sue opere. Noi siamo, però, invasi da mode pedagogiche e letterarie, dallo strutturalismo al formalismo alla critica stilistica. Si privilegiano il particolare, l’analisi, la vivisezione dell’opera, alla dimensione dell’incontro, di un duplice incontro: con l’autore (a cui porre domanda, da cui attingere risposte, …) e con l’opera (la cui bellezza ha in sé un Mistero più grande di qualsiasi analisi.

 

L’intento di queste puntate sui grandi del Novecento sarà, in un certo senso, quello di incontrare i grandi autori con il loro cuore, le domande, le aspettative dalla vita, le delusioni e le speranze. Si inizia domani con Pascoli. (pubblicato su Tempi.it del 3-6-2013)


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