maturità 2013Maturità 2013. Prosegue il viaggio di tempi.it in preparazione dell’Esame di Stato. Dopo Giovanni Pascoli, Gabriele D’AnnunzioLuigi Pirandello, Italo Svevo e Giuseppe Ungaretti, oggi parliamo di Eugenio Montale, forse il più grande poeta italiano del Novecento, è stato proposto per ben tre volte per l’analisi di testo nella prima prova dell’Esame di Stato. Questi sono i testi con cui gli studenti si sono confrontati: «La casa sul mare» nel 2004, «Ripenso il tuo sorriso» nel 2008, il brano «Ammazzare il tempo» da Auto da fè nel 2012.

 

 

 

La vita

Nato a Genova nel 1896, Eugenio Montale si diploma in ragioneria e poi si forma da autodidatta, come tanti grandi poeti del Novecento. Montale confesserà ormai anziano all’amica Annalisa Cima: «Non appartengo ai paradisi artificiali di Palazzeschi, né agli inferni lussuriosi di Ungaretti; sono un uomo che ha vissuto al cinque per cento. Appartengo al limbo dei poeti asessuati e guardo al resto del mondo con paura». È «uomo del non – possesso, della fantasia resa realtà, è corso sino alla fine verso immagini che materializzava o, meglio, verso persone che smaterializzava». Quanto possono aiutare queste parole a comprendere meglio il rapporto di Montale con le tante figure femminili che campeggiano nella sua poesia, come Gerti/Dora Markus, o Irma Brandeis chiamata anche con il nome Clizia, o ancora Arletta/Annetta.

Montale diventa direttore del Gabinetto scientifico letterario Viesseux dal 1929 al 1938. Nel 1948 inizia la collaborazione con «Il Corriere della Sera» e scrive la terza raccolta La bufera e altro (1956), dopo Ossi di seppia (1925) e Le occasioni (1939). Nel 1962 sposa Drusilla Tanzi, che ha conosciuto nel 1927 e con cui convive dal 1939. Drusilla muore nel 1963 lasciando un profondo dolore nella vita di Montale di cui è testimonianza la quarta raccolta che esce dopo tanti anni, quella Satura (1971) che è in gran parte dedicata alla donna amata. Il valore della sterminata produzione di Montale che attraversa gran parte del secolo scorso viene consacrato prima dalla nomina a senatore a vita (1967), poi dal Premio Nobel per la letteratura (1975), conseguito sei anni prima della morte (1981).

 

 

La poesia

 

Per il poeta nativo di Genova e amante del mare ligure (la famiglia aveva una casa a Monterosso) la comunicazione e la scrittura sono il tentativo di entrare in relazione con il Tu, cioè con il senso, con il Mistero che emerge nella realtà. In Intenzioni (Intervista immaginaria, 1946) il poeta rivela: «Mi pareva di vivere sotto a una campana di vetro, eppure sentivo di essere vicino a qualcosa di essenziale. Un velo sottile, un filo appena mi separava dal quid definitivo. L’espressione assoluta sarebbe stata la rottura di quel velo, di quel filo: una esplosione, la fine dell’inganno del mondo come rappresentazione. Ma questo era un limite irraggiungibile. E la mia volontà di aderenza restava musicale, istintiva, non programmatica. All’eloquenza della nostra vecchia lingua volevo torcere il collo, magari a rischio di una contro eloquenza».

 

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