Dopo la conversione, A. Manzoni (1785-1873) dedica gli «Inni sacri» ai momenti principali della vita di Gesù. In «Natale» il poeta, dopo essersi soffermato sulla redenzione del peccato originale, esclama: «Ecco ci è nato un Pargolo,/ ci fu largito un Figlio:/ […] all’uom la mano Ei porge,/ che sì ravviva, e sorge/ oltre l’antico onor». Manzoni si commuove per un evento così grande, quello di un Dio che si è degnato di farsi povera carne: «E Tu degnasti assumere/ questa creata argilla?/ qual merto suo, qual grazia/ a tanto onor sortilla/ se in suo consiglio ascoso/ vince il perdon, pietoso/ immensamente Egli è». Il Figlio di Dio si è rivelato ai semplici, ai pastori che «senza indugiar, cercarono/ l’albergo poveretto/ que’ fortunati, e videro,/ siccome a lor fu detto/ videro in panni avvolto,/ in un presepe accolto,/ vagire il Re del Ciel». Molti non sanno che Lui è nato, allora duemila anni fa, come oggi. Non attendono la  sua venuta, non lo credono a noi contemporaneo, lo pensano una bella favola o ancor di più lo hanno cancellato dalla memoria: «Dormi, o Celeste: i popoli/ chi nato sia non sanno;/ ma il dì verrà che nobile/ retaggio tuo saranno;/ che in quell’umil riposo,/ che nella polve ascoso,/conosceranno il Re». Un giorno tutti sapranno e Lo riconosceranno.

 

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