Regia: Pupi Avati

Anno: 2005

Attori: Claudio Santamaria, Vittoria Puccini., Paolo Briguglia, Johnny Dorelli

 

SPUNTI DI RIFLESSIONE

Si racconta di due ragazzi che decidono di partecipare al concorso Umbria Jazz. Uno sa suonare la tromba, conosce lo strumento fin da piccolo, quando il padre lo ha instradato sulla via della musica. L’altro ha trovato casualmente lo strumento musicale su un’automobile, ma non conosce neppure le note. I due, diventati ben presto amici, creano un nuovo gruppo musicale finché un giorno non emergerà in maniera clamorosa il talento del ragazzo che aveva conosciuto la musica solo più tardi. Non racconto oltre la storia per non guastare la visione del film a quanti fossero interessati. Mi soffermo solo un istante sul rapporto padre/figlio nella famiglia in cui si coltivava da sempre la passione per la musica. Il padre parla in alcune scene al posto del figlio e sostiene che il figlio ha suonato anche con importanti Jazzisti americani anche se non è vero. Una sera chiede alla moglie : «Che cos’è la cosa più importante per un ragazzo della sua età? Che trovi la vocazione e che la porti avanti. Deve fare il frustrato e il consulente finanziario? Lasciatelo trovare da solo la sua strada». Allora la figlia lo provoca dicendo: «Tu vuoi che tuo figlio suoni, perché tu non ce l’hai fatta». Il padre nutre un sentimento di rivalsa, di rivincita, che spera si possa concretizzare nel figlio («Glielo fate un culo grande come una casa?… A quegli stronzi?»).

Per comprendere meglio il film bisogna sapere che esso nasconde alcune vicende autobiografiche del regista. Ho incontrato Pupi Avati durante una serata in cui presentava il suo film raccontando di sé, della sua storia e della questione del talento nella vita. Scoprii questo. Pupi Avati aveva suonato in un gruppo jazz di Bologna fino a trent’anni quando entrò nella sua band un certo Lucio Dalla, che aveva studiato poco musica. Allora durante una tournee in giro per l’Europa, mentre il gruppo si trovava a Barcellona, emerse il talento di quel Lucio che sarebbe diventato ben presto musicista affermato a livello internazionale. Pupi Avati comprese di aver la passione  per la musica, ma di non aver davvero talento. Ci raccontò il regista che salì con Lucio Dalla sulla Sagrada Famiglia ed ebbe uno strano desiderio di spingere giù dal monumento l’amico rivale. Lucio forse lesse nei suoi occhi questo pensiero e di corsa scese le scale. Da quel momento, Pupi Avati decise che avrebbe abbandonato il mondo della musica e si sarebbe dedicato ad altro in attesa di scoprire il suo vero talento. Divenne direttore di una catena di supermercati finché una sera non capitò qualcosa. Era stato invitato ad una festa insieme al fratello. Conobbe un uomo, che chiamiamo mister X, a cui raccontò il suo desiderio di fare il regista cinematografico. Mister X allora  si offrì di finanziare il film. Pupi Avati non accettò subito l’offerta, ma solo più tardi. Il primo film fu un fiasco, così come il secondo. A questo punto Mister X invitò fuori a cena il regista, gli offrì la cena, ma non si propose più di finanziare altri film. Pupi Avati dovette, quindi, pensare a girare un film dai bassi costi. Scelse una scena poco costosa, quella di una villa in cui si sarebbe svolta tutta la sceneggiatura, e alcuni attori di basso ingaggio. Pensò a Carlo delle Piane, attore di teatro, e a Diego Abbatantuono, conosciuto al pubblico per alcune commedie che in un certo senso gli avevano precluso la strada di film più seri e impegnati. Pupi Avati telefonò ad Abbatantuono utilizzando l’unico numero che possedeva dell’attore. Rispose al telefono l’attore dicendo all’incirca queste parole: «Ciao. Come mai mi hai cercato su questo numero, quella della mia fidanzata di due anni fa? Sono passato di qui casualmente a riprendere dei vestiti che avevo lasciato qui allora. È una fortuna che mi hai trovato. Che cosa vuoi?». Pupi Avati allora espose il suo progetto sul film offrendo ad Abbatantuono un ruolo drammatico, serio. Dopo i primi dinieghi («Non recito più, ho aperto un pub, mi sono sputtanato con i film precedenti»), l’attore comico accettò la sfida. Nacque un grande film, il primo che diede la notorietà a Pupi Avati, «Regalo di Natale». Pupi Avati aveva scoperto il suo talento. Quante coincidenze, quante casualità sembravano esserci! Niente per lui era stato davvero casuale! Pupi Avati aveva accettato la sfida, aveva lasciato aperta la domanda sul talento e sulla vocazione. Dalla realtà ad un certo punto era sorta la chiamata.

Ecco alcune riflessioni che io ho condiviso in seguito con i miei studenti durante il percorso di orientamento. Ciascuno di noi ha almeno un  talento. Possedere anche un solo talento, ma scoprirlo e farlo fruttare «produce molto di più» che possedere tanti talenti, ma tenerli nascosti e non farli fruttare. L’uso di un talento ha a che fare con la consapevolezza di possederlo. Per questo : «A chi più ha più sarà dato e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha». Fondamentale è scoprire quali talenti abbiamo, essere educati a cogliere i nostri talenti. Il talento è la nostra passione più profonda in quanto è connaturata a noi stessi. Gianca quando sente suonare l’amico, che studia musica da poco tempo, pensa: «C’era comunque nel modo di rapportarsi con quello strumento qualcosa di personale, come se  lui e quella tromba fossero accomunati da una sorta di complicità».

Non a caso nel film l’immagine degli astri fa da filo conduttore: l’astro e le stelle sono emblema del desiderio, del destino, … Interessante è, quindi, provare a capire il valore simbolico dei questa presenza in un film incentrato sul talento, sulla vocazione e sull’amore. Nel film c’è il cacciatore di comete.

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