Risultati immagini per assurdità dell'esistenzaNe Il muro (1939) il filosofo esistenzialista marxista J. P. Sartre (1905-1980) presenta l’uomo come posto di fronte ad un bivio, immobile, incapace di prendere la strada che potrebbe eventualmente liberarlo dal carcere in cui vive, un uomo che non crede e che non ha speranza che la vita possa cambiare. Il muro diventa emblema della condizione di isolamento dell’uomo contemporaneo.

L’opera si struttura in cinque racconti in cui viene messo a tema lo straniamento dei personaggi e la loro fatica di vivere la situazione assurda dell’esistenza, che si traduce in un immobilismo e in un’incomunicabilità umana. Un condannato a morte, nel racconto da cui è mutuato il titolo della raccolta, attende l’alba che lo porterà al supplizio.

Nella notte si chiede: «Con quale ardore correvo dietro alla felicità, alle donne, alla libertà! […] Avevo voluto liberare la Spagna, […] avevo aderito al partito anarchico, avevo parlato in comizi: avevo preso tutto sul serio, come se fossi stato immortale. In quel momento ebbi l’impressione che tutta la mia vita mi fosse davanti e pensai: «È una sporca menzogna». Essa non valeva nulla dal momento che era finita. Mi chiedevo come avessi potuto andare in giro, scherzare con le ragazze: non avrei mosso neppure il dito mignolo se soltanto avessi potuto immaginare che sarei morto così. La mia vita era davanti a me, chiusa, sigillata come una borsa, eppure tutto quello che vi era dentro era incompiuto». 

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