Risultati immagini per fede e ragionePer la prima volta dopo duemila anni, come scrive già C. Peguy (1873-1914) nell’Ottocento, si nasce oggi in un ambiente che non è più cristiano. Si è voluto realizzare l’uomo nuovo senza Dio, si è proposto un umanesimo che ponesse l’uomo sul piedistallo al posto di Dio. Non che quest’ultimo sia stato apertamente negato, ma è stato confinato nell’ambito del privato. Il grande filosofo russo contemporaneo N. A. Berdjaev (1874-1948) si è espresso al riguardo: «L’affermazione dell’individualità umana presuppone l’universalismo; lo dimostrano tutti i risultati della cultura e della storia moderna nella scienza, nella filosofia, nell’arte, nella morale, nello Stato, nella vita economica, nella tecnica, lo dimostrano e lo provano con l’esperienza. È provato e dimostrato che l’ateismo umanistico porta all’autonegazione dell’umanesimo, alla degenerazione dell’umanesimo in antiumanesimo, al passaggio della libertà in costrizione. Così finisce la storia moderna e incomincia una storia diversa che io per analogia ho chiamato nuovo Medioevo. In essa l’uomo deve di nuovo legarsi per raccogliersi, deve sottomettersi al supremo per non perdersi definitivamente».

Nella prima parte del percorso sulla crisi epocale cui oggi assistiamo abbiamo cercato di sorprendere le caratteristiche del mondo contemporaneo e di una cultura che sembra sempre più congiurare a nascondere o a censurare la natura più propriamente umana. Nella seconda parte abbiamo evidenziato il cammino dell’uomo nella storia e l’evoluzione della sua consapevolezza di essere creatura a immagine e somiglianza di Dio, il mutamento del rapporto di appartenenza dell’uomo al proprio popolo, alla propria tradizione. Nell’epoca moderna la crisi dell’appartenenza e l’intensificarsi dell’individualismo hanno portato da un lato ad una percezione sempre più diffusa della solitudine, dall’altro alla dimenticanza della tradizione e della cultura. Da dove può nascere la speranza? Nella terza parte l’attenzione si è spostata sull’uomo e sulla sua natura, sullo stupore e sul desiderio che desta la realtà, se guardata con occhio limpido e scevro da pregiudizi. Allora l’uomo si sorprende bambino, bisognoso di un abbraccio e di qualcuno che lo possa perdonare e salvare. Solo i malati hanno bisogno del medico, ovvero solo l’uomo che chiede di essere sanato e salvato può davvero incontrare la salvezza. L’uomo ha bisogno di porsi la domanda sul destino con la speranza che qualcuno possa dare risposta alla propria inquietudine. Non si può censurare la natura «di questo essere enigmatico che racchiude in sé la nostra esistenza per natura gioconda, ma oltre natura misera e dolorosa. È ben comprensibile che il suo mistero formi l’alfa e l’omega di tutti i nostri discorsi e di tutte le nostre domande, dia fuoco e tensione a ogni nostra parola, urgenza a ogni nostro problema». Così lo scrittore tedesco Thomas Mann (1875-1955) descrive il mistero dell’uomo. Eppure, la cultura in cui viviamo tende ad obnubilare questa tensione dell’uomo a capirsi e a trovare una risposta.

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