Risultati immagini per desiderio di felicità contro ideologiaSi è aperta un’età nuova che forse (lo sapremo tra alcuni decenni) passerà alla storia con il nome di postmodernità. Altri nomi sono stati proposti come «l’età dell’accesso facile ai servizi» o «l’epoca della globalizzazione». Le ideologie imperversano proprio quando si vive una crisi antropologica, quando sono venute meno le certezze e le convinzioni che portano l’uomo a costruire nel e per il tempo. Da dove è possibile ripartire in un’epoca di cambiamento radicale che può essere paragonato a quello che aveva contraddistinto la fine dell’impero romano o che aveva aperto la nascita della modernità? 

Recita il salmo biblico 8: «Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi e il figlio dell’uomo, perché te ne curi?». Più di duemila anni dopo nel canto «Sopra il ritratto di una bella donna scolpito nel monumento sepolcrale della medesima» si chiede ancora Leopardi: «Natura umana, or come,/ Se frale in tutto e vile,/ Se polve ed ombra sei, tant’alto senti?/ Se in parte anco gentile,/ Come i più degni tuoi moti e pensieri/ Son così di leggeri/ Da sì basse cagioni e desti e spenti?». Il Recanatese nota come la povera e fragile mente umana possa elevarsi a concetti elevatissimi e alla brama dell’infinito e, nel contempo, pur se capace di desideri così profondi, sa abbassarsi alla terra e accontentarsi del nulla.

Sempre, comunque, anche di fronte alla morte e alla percezione della labilità dell’esistenza, rimane in noi una domanda, ben espressa da quell’Ungaretti (1888-1970) che, durante l’esperienza della trincea nella prima Guerra mondiale, ancor non crede (si convertirà solo una decina d’anni più tardi): «Chiuso fra cose mortali// (Anche il cielo stellato finirà)// Perché bramo Dio?». L’uomo non si può accontentare soltanto di soddisfare il bisogno fisico, altrimenti sarebbe come la bestia. L’uomo ha una «grande aspirazione», come recita il titolo di una bellissima poesia di Pascoli (1855-1912) che scrive: «Un desiderio che non ha parole/ v’urge, tra i ceppi della terra nera/ e la raggiante libertà del sole./ Voi vi torcete come chi dispera,/ alberi schiavi!». L’uomo è come un albero, ben radicato alla terra, ma che vorrebbe avere le ali per volare e si protende, così, verso il cielo. Questa brama di conoscere e quest’aspirazione al cielo non possono rimanere senza risposta. 

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