Risultati immagini per antieroi svevoQuando si è soli, o meglio ci si percepisce da soli, è più facile essere colti da deliri di onnipotenza. Così è accaduto al Capaneo dantesco, che sa che c’è Dio, ma lo rifiuta e vi si contrappone per affermare sé fino in fondo. Bestemmia Dio anche all’Inferno, anche quando subisce la punizione e sofferenze inaudibili. Tra Ottocento e Novecento questa percezione di solitudine ha fatto pullulare l’universo letterario di figure inette e pazze o di superuomini, in fondo due facce della stessa medaglia.

Una rapida incursione nel territorio della letteratura dei decenni decadenti ci permetterebbe di sorprendere subito una caratteristica dei personaggi che popolano romanzi e versi scritti in quegli anni. Già i titoli delle opere sottolineano la coscienza della crisi e la poca considerazione di sé proprie dell’uomo: pensiamo a Sogno di un uomo ridicolo  (Dostoevskij), a Senilità (Svevo), a Il poeta come saltimbanco (Aldo Palazzeschi), a Il fanciullino (Giovanni Pascoli). Lungi dalla pretesa graniticità dell’eroe antico, l’uomo del Decadentismo mostra fino quasi all’ostentazione la propria pochezza e fragilità.

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