Nel 1930 Pirandello si recò ad Hollywood per le riprese del film tratto dalla sua opera teatrale Come tu mi vuoi.

L’interesse del genio siciliano per la settima arte era già vivo da tempo. Il suo approccio alla tecnologia era, però, problematico e critico, perché l’intellettuale comprendeva che le macchine, talvolta, non favorivano la comunicazione, ma, al contrario, la complicavano, creando dei filtri o delle barriere. Amante del cinema, Pirandello percepiva tutta la pericolosità dell’immagine che poteva diventare un’ulteriore separazione tra l’io e la realtà.

Per lui l’unico film possibile era quello muto, che aveva portato al successo Il fu Mattia Pascal nel 1925 con la regia del francese Marcel L’Herbier.

Il cinema sonoro divenne, invece, in breve tempo la sua ossessione. Il drammaturgo ne scriveva spesso all’attrice Marta Abba fino a tediarla, sperava che la diffusione del cinema sonoro potesse richiedere la presenza di attori capaci nonché di esperti autori drammatici.

Non comprendeva, però, come potesse avvenire l’internalizzazione del film dal momento che ciascun attore non avrebbe potuto che parlar bene nella propria lingua. «Non so come risolveranno questo problema» scriveva Pirandello alla Abba  «che non è solo linguistico, ma anche finanziario».

Erano tutti invasati dalla nuova arte, affermavano che il teatro era morto e sepolto, che nessuno di lì a poco avrebbe più voluto saperne, perché d’ora innanzi ci sarebbe stato il film-parlante, che non solo lo avrebbe sostituito, ma avrebbe realizzato cose che il teatro non si era mai sognato di fare.

Dopo aver assistito a Londra ad un film parlante per la prima volta, con disgusto e quasi compiacimento per l’esito della pellicola  di livello scarso, Pirandello scriveva alla Abba:

“Non ti dico che orrore! Certe voci… La distruzione d’ogni illusione! Le figure parevano ventriloque: si vedeva aprir loro la bocca, ma la voce non usciva da lì; non si sapeva da dove uscisse: una voce che non era umana!”.

Ma, poco tempo dopo, Pirandello aveva pensato di avvalersi della nuova invenzione del cinema sonoro. «Farò un film-parlante; ma che sarà contro i films-parlanti» scriveva sempre alla Abba. E poi ancora

“Questo diavolo d’invenzione della macchina che parla è in fondo divertentissimo. Tutto sta a sapersene servire. Si può anche far dire alla macchina, sotto sotto, tutto quello che la coscienza si guarda bene dal dire”.

 

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